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domenica, gennaio 05, 2020

Aquila vs anatre gennaio 2020


Prima del filmato che tengo a mostrare a voi, appassionati di papere, purtroppo c'è una inevitabile pubblicità di cui non sono responsabile.
Portate pazienza perché il video vale la pena di essere visto.
Siamo a Lakewood, Colorado, Stati Uniti. E' inverno, l'aquila è in cerca di cibo, ha adocchiato un piccolo gruppetto di anatre. Guardate la strategia dell'aquila e la contro strategia delle anatre.

mercoledì, febbraio 15, 2017

Le oche lombardelle si preparano a lasciare le foci dell'Isonzo


Sono oltre 4000 le oche lombardelle che, arrivate dalla Siberia,  stanno trascorrendo l'inverno sulle rive delle foci dell'Isonzo.  Alle prime luci dell’alba, dopo aver trascorso la notte in mare, scendono nei campi per alimentarsi in questo lembo del Friuli Venezia Giulia, nella Riserva naturale regionale Foce dell'Isonzo
Il maggior numero di oche è all' Isola della Cona, un ambiente intatto, ideale per la sosta invernale dei palmipedi.


Ma non ci sono solo le Lombardelle in questo accogliente laguna si stima che le oche in attesa di ripartire siano in tutto oltre 6000.
In questi giorni stanno facendo le prove generali per il lungo volo che le attende.
Alcune faranno un viaggio più breve, torneranno nella Repubblica Ceca, in Ungheria, in Germania o in Polonia. Per le Oche lombardelle e per l'Oca lombardella minore  invece la strada  sarà più lunga, infatti dovranno arrivare nelle zone sub -artiche della Russia.
Poterle ancora vedere, in questi giorni all'Isola della Cona  è un'occasione da non perdere.




giovedì, dicembre 15, 2016

alla foce del Roja è tornata l’anatra mandarina


Anche se a prima vista non sembra, questo bellissimo volatile è un'anatra. Mandarina.


La notiziola viene da Ventimiglia, non fa scalpore, ma rallegra:
C’è chi dice che non se ne vedevano più da almeno trent’anni e chi giura di averli avvistati un paio di anni fa. La cosa certa, però, è che per un determinato periodo questa particolarissima specie era sparita ed ora, invece, si può di nuovo ammirare alla foce del fiume Roja: si tratta dell’anatra mandarina (Aix galericulata), un variopinto uccello acquatico molto diffuso in Giappone e in Gran Bretagna.
Una foto di Enrico Carta, pubblicata sulla pagina Facebook “Natura Intemelia” ha fatto “impazzire” gli appassionati, che hanno salutato con gioia il ritorno dell’anatra mandarina.
I maschi di Anatra Mandarina, come quello fotografato a Ventimiglia, hanno un aspetto complessivamente “dorato”. Presentano una lunga cresta di colore blu, verde e rame, che si ripiega sul collo. Gli occhi neri sono circondati da piume bianche, che si assottigliano fino a formare una linea che accompagna la cresta. Il resto del volto presenta piume di colore arancio tenue, che sfumano verso un colore più dorato formando una criniera attorno al collo. Queste piume sono più corte sotto al mento e più lunghe nella parte posteriore del collo.
L’habitat naturale di questo volatile consiste in paludi, corsi d’acqua e specchi d’acqua in aree boschive. Uccello dalla grande personalità, l’anatra mandarina può risultare vivace e comica Le sue ali sono piuttosto larghe, rispetto alla loro taglia: questo la rende capace di levarsi in volo rapidamente dall’acqua, in caso di pericolo. Grazie alle ampie ali, le anatre mandarine sono in grado di volare rapidamente in mezzo agli alberi.

giovedì, dicembre 08, 2016

10.00 oche delle nevi tradite dai veleni dell'uomo


Mi è capitata sotto gli occhi questa notizia riportata dal Sole24 ore, e ne sono rimasta sconcertata, incredula,e infuriata,  non solo per le povere oche (si parla di ben 10.00 oche avvelenate dalle acque tossiche di una miniera), ma perché quei veleni giacciono lì a cielo aperto da oltre 20 anni.
E probabilmente rimarranno ancora lì per altri lustri fino a quando le vittime non saranno "solo" 10.000 oche candide

Migliaia di oche delle nevi, che migravano verso il sud, sono morte la scorsa settimana in Montana (Usa) perchè, cercando rifugio a una tempesta di neve, si sono poggiate sulle acque acide, cariche di metalli tossici, di una vecchia miniera abbandonata a cielo aperto. Ancora non c’è il bilancio esatto, ma le immagini scattate dall’alto con droni, telescopi e aerei (la zona lacustre non è accessibile) sono agghiaccianti.  Testimoni hanno parlato di una zona “grande 700 acri, 280 ettari, coperta di uccelli bianchi” e le prime stime parlano di 10mila uccelli morti. E’ successo la scorsa settimana. Gli uccelli hanno cominciato l’atterraggio nei pressi delle acque della vecchia miniera il 28 novembre. La compagnia mineraria Montana Resources, responsabile insieme ad Atlantic Richfield Co., della Berkeley Pit a Butte, dal 1995 lavora a un programma di protezione ambientale che, attraverso forti rumori e riflettori, scoraggia gli stormi di uccelli dal posarsi nella zona avvelenata.  Il programma risale al 1995 quando 342 oche morirono nella pozza. Non è chiaro che cosa non abbia funzionato stavolta. Secondo la compagnia mineraria, quella notte le zone di sosta abituali degli uccelli erano in gran parte gelate e dunque lo stormo si è probabilmente trovato nella necessità di cercare rifugio proprio a Berkeley Pit. L’agenzia di protezione ambientale federale chiarirà ed eventualmente multerà Montana Resources se si accerterà che la compagnia mineraria non ha adottato tutte le misure necessarie per evitare che gli uccelli si posassero a terra nella pozza avvelenata. (Agi)

E per darvi un'idea di cosa sia una stormo di oche delle nevi che migra, guardate qua:

 Le oche delle nevi in inverno migrano a sud, volando all'interno di enormi stormi starnazzanti che sembrano formare in cielo la lettera "U”, o che sembrano, semplicemente, una grande "bufera" di uccelli bianchi come in questa foto
. 
Pensate a 10.000 oche come questa che galleggiano nel lago avvelenato, o che giacciono riverse sulle sponde.
Si tratta di animali belli grandi, con un'apertura alare di 160 cm e un peso che può arrivare ai 3 kg.


Si accoppiano con lo stesso partner per tutta la vita e producono, ogni anno, dalle due alle sei uova in un nido umido e leggermente rialzato dal suolo.
Già 24 ore dopo la nascita, i pulcini sono in grado di nuotare e mangiare da soli, ma le famiglie restano insieme fino al primo inverno del piccolo.
Le famiglie si possono identificare come gruppi durante tutte e due le migrazioni (a meridione e a settentrione).
Queste sono le loro rotte migratorie.



giovedì, luglio 28, 2011

Come allevare le oche

Dopo quanto tempo si schiudono le uva dell'oca?
Quanto campa un'oca?
Come si allevano le oche?
....
Sono solo alcune delle tante domande digitate su Google dai naviganti.
Domande che ritrovo nelle mie statistiche del blog.

Se anche voi siete curiosi andate avanti a leggere e troverete le risposte.

L'oca è un animale abbastanza semplice da allevare, se avete un prato o un pascolo di 150 metri quadri potete seriamente pensare di allevare qualche simpatica oca, è sufficiente che ci sia un piccolo ricovero di legno di 4 metri quadri dove le oche possano andare quando non vogliono stare all'addiaccio.
Per evitare che vadano a brucare nei prati dei vicini è sufficiente una rete alta 60 cm.
Per la produzione delle uova calcolate di avere 1 maschio ogni 3 femmine.
La cova delle oche dura dalle 4 alle 6 settimane, i piccoli stanno con la mamma 2 mesi, dopo di che diventano indipendenti.
Quindi, quando principiate l'allevamento non prendete paperini di età inferiore ai due mesi, hanno bisogno di stare ancora con la loro mamma! Mentre i paperi dai due mesi in su sono autonomi e più robusti.
L'oca è un animale di poche esigenze, da adulta non ha grossi problemi di freddo o di umidità.
La vita media delle oche è di 10 anni, per cui, se decidete di allevarle vi faranno compagnia a lungo.
E vi faranno anche la guardia. Infatti l'oca è un animale territoriale, e difende quello che reputa il suo spazio. E' il maschio quello più portato a difendere il territorio.

Come faccio a sapere queste cose? Allevo oche? Noooo!
Ho guardato questo filmato trasmesso da Antenna 2

Se il post vi è stato utile, per ringraziarmi potete clickare sul banner qui sotto. grazie.

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lunedì, giugno 06, 2011

Piumini da cipria

Vi ricordate i 4 deliziosi paperini del post precedente?
Non sono paperi qualsiasi, fanno parte el progetto di migrazione guidata di Achille Cesarano.
Guardate questo filmato, ne rimarrete estasiati.


domenica, marzo 20, 2011

Quando si dice imprinting!

Questi 15 paperini sono convinti che la loro mamma sia il grosso quadrupede che seguono religiosamente in fila indiana


E il cane è felice di lasciarglielo credere


venerdì, febbraio 25, 2011

Le anatre di Carlotta


Tutti noi dobbiamo essere riconoscenti a Carlotta Fassina, infatti è grazie al suo lavoro se io posso scrivere questo post e se voi potete leggerlo.
Carlotta è un'operatrice didattica e lavora al Museo palentologico di Padova, ma soprattutto è un'appassionata ornitologa.
A lei devono dire grazie anche falchi pellegrini dei Colli Euganei, i gheppi o gufi che ospita in casa, i pipistrelli che recupera, salva, svezza, a cui insegna a volare e che poi libera nei cieli notturni.
E, per quello che ci riguarda, devono ringraziarla anche le oche e le anatre.
Ovviamente Carlotta è una delle anime della LIPU di Padova, le foto di questo post sono sue e di suo marito Giorgio Piras



Ma oltre a scattare alle foto veramente notevoli, Carlotta scrive delle anatre e delle oche sul sito della Lipu di Padova , riporto qui parte del suo articolo:

Oche in Veneto, inverno 2010 - 2011

La nostra regione è stata recentemente interessata da un importante afflusso di oche, spinte a sud ovest lungo il loro tragitto migratorio dalle avverse condizioni climatiche che hanno interessato le regioni centrali dell'Europa. Le oche selvatiche appartenenti al cosiddetto gruppo delle oche grigie (Oca selvatica, lombardella e granaiola) sono svernanti regolari in Italia, in particolare lungo la costa Adriatica, ma i loro contingenti, calati considerevolmente tra gli anni '50 e '80, sono molto fluttuanti ed assommano, tra Friuli, Veneto ed Emilia Romagna, a poche migliaia di esemplari. Il fenomeno di quest'anno è decisamente fuori scala rispetto agli ultimi venti anni, se pensiamo che gli stormi che si possono osservare nella laguna di Caorle superano i 9000 esemplari, per la maggior parte Lombardelle, cui vanno sommati circa altre 2700 oche in zona Isola della Cona (Foci del fiume Isonzo, 1200 Oca selvatica e 1500 Lombardella) e circa altrettante nelle zone umide emiliane, più quelle dell'Oasi di Marano Lagunare (un migliaio?) per un totale quindi che supera abbondantemente le 15000 oche (contro le 5000-6000 abituali).
Un quadro più completo potrà essere raggiunto nei prossimi giorni, quando verranno effettuati i conteggi degli uccelli svernanti nelle zone umide, coordinati in Italia dall'ISPRA, e quindi si aggiungeranno anche i dati relativi alla laguna di Venezia e al delta del Po, territori peraltro dove l'elevato disturbo dovuto all'attività venatoria in genere non consente la permanenza di consistenti stormi di oche.
Oltre alle già citate Oche selvatiche e lombardelle si possono osservare un buon numero di granaiole Anser fabalis rossicus (circa 200 suddivise nei vari stormi) e alcune rarità quali Oca facciabianca (questa di probabile origine ferale), Oca collorosso e Oca lombardella minore.
Delle oche della laguna veneta avevo parlato anche nel post dedicato al "giorno dell'oca" nell'isola di Cona

martedì, febbraio 15, 2011

Febbraio. Andiamo, è tempo di migrare


Vi ricordate il post sulla Diaccia Botrona in Maremma?
Ieri leggevo sulla Nazione che le anatre stanno partendo.
Pare che ci sia un gran fermento da quelle parti, un po' come quando a casa stiamo per chiudere le valige: Hai preso le chiavi? Ti sei ricordata di girare la chiavetta del gas? Hai messo in borsa il libro che stai leggendo?
Anche le anatre si staranno ponendo domande simili, no?!?
E così i grandi branchi di oche e anatre starnazzanti si mettono in viaggio verso i luoghi dove amoreggeranno, deporranno le uova e porteranno anatroccoli e paperini a fare la prima nuotatina della loro vita.

A leggere l'articolo della Nazione le prime partenze sono iniziate già da una decina di giorni, e ora siamo agli sgoccioli.

I gruppi in partenza sono di circa 25-30 individui, si lanciano starnazzanti in direzione nord assumendo immediatamente la tipica forma a a 'V' rovesciata.
Anche tra le papere ci sono i ritardatari, quelli che rincorrono la V e si mettono trafelati in coda.
Come si organizzeranno? Gruppi di parenti? Gruppi di amici? O si sale sulla prima/ultima V che passa, come si fa noi con il tram?

E' interessante il virgolettato del Dott. Fausto Corsi del Gruppo Ornitologico Maremmano

''Dai pochi dati a mia conoscenza fanno una tirata fino al lago austriaco di Neusiedl, un grande lago al confine con l'Ungheria dove si concentrano grandi stormi in migrazione.

Probabilmente qualche branco farà tappa anche a Comacchio, e nelle lagune Friulane e Venete. Ma tutti nel tardo pomeriggio dovrebbero arrivare. Hanno scelto una giornata perfetta, temperatura mite e un leggero vento in coda.

Ho consultato le previsioni e sembrano perfette per tutto il tragitto, non si prevedono temporali.
Viaggeranno in assenza di vento contrario.

Poi via per le aree di nidificazione, nel caso delle 'nostre' oche selvatiche in Polonia, Germania, Rep. Ceka. Per le Oche lombardelle e per l'Oca lombardella minore, la strada è ancora lunga, dovranno arrivare nelle zone sub -artiche della Russia''.


Buon viaggio, ci si rivede al prossimo inverno.

P.S. il titolo non è un errore, avevo questa di D'Annunzio che mi frullava nel retrocervello, solo il mese non andava bene!

Settembre, andiamo. E' tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natía
rimanga ne' cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh'esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l'aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?

(I PASTORI dall'Alcyone)

lunedì, gennaio 10, 2011

La Diaccia Botrona: regno delle papere

In Toscana, vicino a Castiglione della Pescaia in provincia di Grosseto, nella Maremma, esiste un'ampia zona umida costiera, regno incontrastato di molte specie animali: la riserva della Diaccia Botrona.
Nome arcaico, bello.

Per chi non è toscano il nome di questa riserva forse significa poco o nulla, ma se andiamo a vedere su un dizionario scopriamo che il botro è un Profondo e scosceso fossato, dove scorre o ristagna l'acqua, mentre l'aggettivo diaccio significa freddo.
Facile adesso interpretare il nome, la Diaccia Botrona non era altro che una fossa di acqua fredda.
[Eh sì, da piccola me lo son sentita dire "non entrare in quel botro!" riferito ad una vasta e profonda pozzanghera di acqua particolarmente fangosa e sporca dove stavo distrattamente entrando.]
Con i suoi 700 ettari la Diaccia Botrona è tra le prime 8 aree umide italiane per numero di anatre ospitate.

Qualche anno fa è stato fatto il censimento degli uccelli acquatici svernanti, il Centro Ornitologico toscano ha monitorato per 15 giorni la Diaccia Botrona. In quell'occasione sono stati individuati 19.000 individui tra anatre e oche, un numero superiore a tutte quelle del resto della Toscana messe assieme. In questa sola riserva sono stati contati 11.032 esemplari di Fischioni, rispetto ai 1.240 del resto della Toscana.
tramonto alla Diaccia Botrona

Per le Oche selvatiche (1.200 individui) è stato censito il valore più alto in assoluto registrato fino ad oggi in Italia.

In Diaccia-Botrona hanno svernato i contingenti più numerosi della regione di :Volpoca, Alzavola, Codone, Fischione, Germano reale, Mestolone, Pivieressa, Gambecchio e Piovanello pancianera.
Volpoca

Alzavola

Germano reale

Codone
Fischioni in volo
Mestolone


Per il Fischione e la Pivieressa è stato raggiunto il valore massimo storico dei censimenti toscani. Non sono mancate specie svernanti rare, inconsuete o particolarmente vistose e spettacolari come il Fenicottero, il Falco pescatore, il Falco di palude, l'Albanella reale, l'Avocetta, la Spatola, la Pittima reale, grandi contingenti, ma anche grande varietà di specie diverse.

Insomma, se siete da quelle parti e amate la natura e ... le papere non potete non andarci a fare un giro!

come raggiungere la Diaccia Botrona


martedì, dicembre 14, 2010

Candido come un cigno

Grazie a Ross per la segnalazione

Mi sto ricredendo sui cigni.
Avevo scritto che i cigni non mi piacciono, che ne parlo qui solo perché anche loro fanno parte degli anatidi. Come spesso accade l'ignoranza (la mia) porta a disdegnare, mentre la conoscenza porta ad apprezzare.
Ross mi ha segnalato queste splendide foto del National Geographic, ve le riporto pari pari , complete delle interessanti didascalie.
Le foto sono di Stefano Unterthiner, che ringrazio (senza conoscerlo) per le emozioni che mi ha dato.

Angelico, esuberante e maestoso, il cigno selvatico, il cui habitat è in pericolo, ispira poeti e filosofi sin dall’antichità con il suo volo d’autunno.

Con un’imponente apertura alare, il cigno selvatico è il Jumbo Jet nella flotta degli uccelli acquatici.
Una delle rotte migratorie - il volo di 1.300 km dall’Islanda all’Irlanda - è probabilmente la più lunga traversata marina per qualsiasi specie di cigno conosciuta.
Di volta in volta angelico, esuberante, maestoso, è pura eleganza quando si libra nell’aria; una creatura che ispira voli della fantasia.
Socrate, ci narra Platone, sentì il canto di un cigno il giorno della sua morte. Le Valchirie della mitologia nordica si trasformano in cigni. Senza dimenticare Hans Christian Andersen e la metamorfosi del brutto anatroccolo.


Due cigni selvatici si affrontano a Hokkaido, in Giappone. La zona di riproduzione dei cigni si estende su metà del globo, dall’Islanda alle Aleutine. La migrazione ha inizio la seconda metà di settembre; il ritorno a Nord avviene in marzo e aprile.


Un cigno adulto nella regione di Kainuu, ai confini orientali della Finlandia, protegge i suoi piccoli, nati in giugno.

I cigni selvatici spiccano il volo in prevalenza sull’acqua, ma possono farlo anche da terra, aiutandosi con una breve corsa e il battito delle ali potenti. A volte volano ad alta quota - uno stormo di cigni selvatici è stato avvistato da un pilota a un’altitudine di 8.200 metri - e i loro voli migratori equivalgono a maratone.

Un cigno selvatico spiega le ali in una vistosa esibizione di trionfo.

Pallidi come la luce della luna, i cigni selvatici si apprestano a trascorrere la notte su un tratto ghiacciato della Baia di Notsuke, a Hokkaido. «Non sono timidi», dice Unterthiner. Spesso la gente dà loro da mangiare: «Un vantaggio per il turismo, non per i cigni», sostiene un biologo giapponese.

fonte National Geographic

domenica, novembre 28, 2010

Oche vecchie 4600 anni

Al Museo Egizio de Il Cairo, tra le tante ricchezze esposte ce ne è una che già da un po' avrei dovuto citare in questo blog:
Secondo gli studiosi questo è il più antico dipinto dell'umanità. Ha 4600 anni
Rappresenta sei oche: le Oche di Meidum.

Non è un affresco, ma un dipinto con colori minerali su stucco, tecnica di cui esistono poche altre testimonianze dell'epoca.

Si tratta di un fregio scoperto nel 1871 dalla spedizione di Auguste Mariette a Meidum nella mastaba di Nefermaat e di Atet sua consorte. Nefermaat era il figlio del faraone Snefru (IV dinastia).

Poiché sono estremamente rare le opere risalenti all'Antico Regno, questo reperto ha una notevole importanza, soprattutto per l'ottimo stato di conservazione in cui ci è giunto.

Il fregio non è molto grande, misura solo di cm 27 di altezza e cm.172 di lunghezza.

L'originale, come vi dicevo, si trova al Museo del Cairo, mentre al British Museum c'è una copia.

Era situato nella sala di Atet, si pensa che raffiguri una scena di caccia sulle rive del Nilo .

Fu realizzato con pittura su stucco, opposto dell'affresco, con notevole tecnica pittorica. Rappresenta in modo simmetrico sei oche, divise in due gruppi speculari, molto realistiche nella forma e nei colori. Nel periodo dell'Antico Regno l'arte pittorica egizia ebbe la massima attenzione per i dettagli di animali e piante, tanto che ancora oggi è possibile individuare la specie delle oche osservando il piumaggio: razza Lombardella e razza Barnacle.

Lombardella

Tra i vari significati dati a questo affresco il più accreditato è quello secondo il quale le oche simboleggiano l'Alto e il Basso Egitto.
Nei simboli geroglifici l'oca rappresenta la lettera "sa" che significa figlio.
Le oche sono rappresentate durante l'Antico Regno, mentre successivamente non si trovano più oche o anatre sulle pareti delle tombe o dei templi.

Potevo resistere? Nooo! ecco la mia personale copia delle Oche di Meidum:


Aggiornamento successivo:
trovo molto interessante il commento lasciato da Ross che riporto qui per maggiore visibilità
L'oca era un animale sacro nell'antico Egitto. La versione egizia del mito dell'"uovo del mondo" vuole infatti che il dio Ra, ovvero il sole che dà calore ed energia a ogni forma di vita, sia nato da un uovo deposto da un'oca su un tumulo primordiale, in mezzo alle acque che costituivano l'esistente.
L'oca come madre di tutte le cose: suggestivo, vero? :)

sabato, novembre 20, 2010

L'amore tra i germani


A tutti è capitato in primavera, passeggiando lungo le sponde di un laghetto, di notare le avances, i costeggiamenti spietati dei germani nei confronti delle femmine. Codazzi numerosi, voli con ammaraggi ripetuti, rincorse sull'acqua... Ma mai mi ero posta la domanda se tra tutti questi amori con il fine della riproduzione ve ne fossero anche altri.
Alla mia mancata domanda ho trovata la risposta in un articolo di Lorenzo De Ritis su WellMe.it che qui vi riporto integralmente

La discriminazione è umana, la tolleranza è animale: lo dimostra uno studio australiano sull’omosessualità fra gli uccelli.

La ricerca condotta dall’Università di Newcastle tra le oche selvatiche ha dimostrato che quasi un quinto di tutte le coppie stabili è costituito da due maschi e non è un caso isolato: sono oltre 130 le specie di uccelli note per avere relazioni omosessuali occasionali.

Questo comportamento ha stupito gli studiosi che ipotizzavano, ragionando in termini evolutivi, che le relazioni tra individui dello stesso sesso riducessero le possibilità di riproduzione: ma questa teoria è stata smentita.

Sembra, infatti, che quando le responsabilità della famiglia sono equamente divise tra maschio e femmina, gli individui tendano a occupare il “tempo libero” per instaurare relazioni con volatili dello stesso sesso oltre che con uccelli di sesso opposto, mantenendo uno standard di riproduzione nella media.

In particolare, gli uccelli maschi sono soliti avere flirt con altri individui dello stesso sesso. Le manifestazioni di omosessualità vanno dal corteggiamento elaborato tramite contatti genitali alla scelta di convivere per crescere la prole.

Si è osservato, infatti, che in alcune specie gli uccelli omosessuali formano delle vere e proprie famiglie allevando i nuovi nati, avuti da partner esterni alla coppia, e convivendo per diversi anni.

Nel 2007, il biologo Geoff MacFarlane, dell’Università di Newcastle, in Australia, ha dichiarato che il comportamento omosessuale maschile è più frequente nelle specie di uccelli poligami, dove il maschio ha anche rapporti con altre femmine e che il comportamento omosessuale femminile sarebbe più frequente nelle specie monogame, laddove è il maschio a prendersi cura dei piccoli.

Lo studioso con il suo team ha analizzato 93 specie di uccelli con attitudini omosessuali, le cui manifestazioni vanno dal contatto dei genitali alla scelta della convivenza, e ne ha rilevata una manifestazione pari al 5%, dimostrando inoltre, la correlazione tra l’organizzazione di un determinato gruppo e il comportamento omosessuale.

Secondo l’indagine in alcune specie non sono entrambi i partner che si occupano dei piccoli e quando è la femmina a occuparsi dei piccoli, il maschio ha la possibilità di relazionarsi con uccelli non solo del sesso opposto ma anche dello stesso sesso.

MacFarlane spiega che dietro i comportamenti degli uccelli si celano dei significati antropologici di organizzazioni dei gruppi.

Le attitudini omosessuali non farebbero altro che rafforzare la collaborazione e l’identità sociale del gruppo, aumentando l’aiuto reciproco nei periodi di difficoltà oltre che favorire la difesa del territorio.

Anche tra gli uccelli le relazioni sono alla base dell’organizzazione sociale, ma, non esistendo il pregiudizio, questi vivono con maggiore libertà.

lunedì, novembre 08, 2010

Le Oche del Campidoglio

Se le oche non fossero state sacre a Giunone oggi a Roma si si direbbe oui?
Estremizzando lo si potrebbe affermare!
La storia delle oche del Campidoglio è noto a tutti: le oche, ottimo animale da guardia, si misero a starnazzare furiosamente quando nottetempo un manipolo di Galli (uomini, non polli) stava per entrare ne Campidoglio assediato.Lo starnazzare avvertì del pericolo l'ex Console Marco Manlio e gli altri i romani assediati., che così poterono respingere l'attacco in attesa dei riforzi.

Roma - bassorilevo oche del Campidoglio custodito nel museo di Ostia Antica

Ma perché in una città assediata, ridotta alla fame le oche non erano state fatte arrosto, come tutti gli altri animali commestibili?
Perché erano sacre alla dea Giunone, e quindi intoccabili (come le vacche in India per gli indù).
Bella fortuna per le oche e per i romani!

Roma - fontatana di Giunone

Aggiornamento successivo al commento di Ross che ringrazio per le segnalazioni
Metto qua il video con la canzonincina dello Zecchino d'oro Le oche del campidoglio, in modo da dargli più visibilità.
A proposito di visibilità spero che lo possiate vedere tutti. Io, per esempio, dall'ufficio vedo solo una scritta in inglese che dice che su quella canzoncina infantile Sony ha dei diritti, quindi nisba oche del Campidoglio a ufo via Youtube.


Confesso che non sapevo neppure che esistesse.

Chi di voi è riuscito a vederla?

venerdì, ottobre 29, 2010

Cigni siberiani atterrano da sua maestà

L'arrivo anticipato dei cigni siberianio è guardato con preoccupazione dai sudditi di sua maestà. Infatti un’antica tradizione popolare dice che l’arrivo anticipato del cigni Bewick segnali l’inizio dell’inverno. Di un lungo e rigido inverno, come racconta il Telegraph.
Quest'anno poi i pennuti sono arrivati prima del solito, così gli inglesi si preparano a un'ondata di freddo polare.
Il cigno di Bewick è il più piccolo tra gli uccelli migratori, vive in Russia (dove si accoppia) e sverna in Gran Bretagna, Danimarca, Paesi Bassi, Cina e Giappone.
Il volo per sfuggire al rigore siberiano è lungo, i cigni volano per 2.5oo miglia.
Una prima pattuglia di otto Bewick ha toccato le coste britanniche, nelle prossime settimane saranno seguiti da circa 300 esemplari
Gli animali sono atterrati con una raffica di aria fredda proveniente dal Mar Artico, portandosi dietro il gelo: in molte zone del Regno Unito la temperatura si è repentinamente abbassata sotto lo zero. Il paese di Benson, vicino Wallingford in Oxfordshire, ha registrato la temperatura più bassa di -3,5° C nella notte di sabato.
L’anno scorso, i primi cigni atterrarono a metà novembre, ma erano in numero maggiore, segnarno l’inizio dell’inverno più freddo registrato da 31 anni.
Gli esperti hanno individuato i cigni come cigni Bewick, grazie alla macchia di colore giallo brillante nella parte superiore del becco.
I Bewick sono atterrati nella riserva naturale di Wildfowl e Wetlands Trust a Slimbridge, nel Gloucestershire. James Lee, il guardiano della riserva, ha spiegato che secondo i metereologi quest’inverno sarà freddo come lo scorso, e l’arrivo anticipato dei Bewick lo dimostra. Anzi, «potrebbe significare che stiamo entrando in un inverno ancora più freddo».

Speriamo che i cigni siberiani non vengano anche dalle nostre parti!

martedì, ottobre 19, 2010

Topper, Lola e i paperini

Dietro segnalazione di Ross (grazie Ross!) ho trovato questo articolo pubblicato dal Metro targato UK.
La foto è bellissima, così piccola non rende, ingranditela clickandoci sopra e osservate l'espressione del cavallo.

Metro titola Cavallo adotta famiglia di paperelle. Io mi chiedo se non sia stata piùttosto la famiglia ad adottare il cavallo per fini utilitaristici.

Ecco il testo originale in inglese, più sotto trovate la traduzione in italiano

And his neigh-bourhood watch service has proved a real life-saver for the new brood.

Champion horse Topper took the ducklings under his wing – well, hoof – after allowing their mother, Lola, to lay a dozen eggs in his stable.

He kept watch over them for a month before they hatched and then scared away foxes and dogs that got too close.

‘Far from being upset, Topper really likes his little duck family,’ said Kim Stevens, yard manager at the stables in Milland, West Sussex.

‘He was in and out of the stable all the time but every time he came back in, the first thing he did was look around to make sure they were still there.’

It is thought Lola moved in with Topper after her last lot of eggs were eaten by a fox. Before the new batch hatched, staff moved them to a safe corner of the straw so Topper, who was recently ridden to victory at the British Open Indoor Cross Country, did not accidentally squash them.

Now the wonder horse is facing up to empty-nest syndrome. Lola recently moved to a nearby pond, with the lucky ducklings trailing behind her.
fonte metro.uk
Per la versione in italiano ringrazio il blog Amami!
Topper, un cavallo da corsa, ha preso sotto la sua protezione 11 anatroccoli che ha visto nascere.

Infatti Lola, mamma anatra, ha deposto e covato le uova proprio nella stalla dove vive il campione.

Insieme alla sua coinquilina palmata, Topper ha fatto la guardia alle uova per un mese, finché non si sono schiuse e sono nati i pulcini che il cavallo ha protetto scacciando qualsiasi animale si avvicinasse troppo. Soprattutto volpi e cani.

“Topper adora gli anatroccoli e la loro mamma, credo che si senta un po’ parte della famigliola”, ha dichiarato Kim Stevens che lavora nell’allevamento di cavalli da corsa a Milland, in Inghilterra.

“Il cavallo entra ed esce dalla stalla continuamente e durante il periodo di cova la prima cosa che faceva quando rientrava era controllare l’angolo in cui c’era l’anatra, per vedere se fosse tutto a posto”.

Lola si è trasferita nella stalla di Topper dopo che aveva perso la maggior parte della nidiata precedente, mangiata da una volpe.

Purtroppo tra un po’ il campione, reduce dalla vittoria della British Open Indoor Cross Country, dovrà affrontare la sindrome del nido vuoto perché Lola e gli anatroccoli si trasferiranno presto in uno stagno vicino all’allevamento.

Se Topper dovesse cominciare a deprimersi, sarà necessario trovargli un’altra compagnia, probabilmente una capretta o un cagnolino.


Come commentava Ross, forse siamo un po' troppo portati ad attribuire pensieri e azioni "umane" al mondo animale, fa molto favola o ... Disney (avete presente Paperino & c.?)
Ma questa non è la prima storia che sento di un cavallo che fa amicizia con altri animali e che poi si intristisce una volta perso il compagno.
Credo che il cavallo goda della presenza delle papere, mentre la papera, a vederne il portamento, mi sembra più una bieca approfittatrice: le conveniva covare nella stalla, ma del cavallo gliene importava poco o nulla.
Andersen ci avrebbe scritto una fiaba: "il brutto cavallino"

domenica, agosto 01, 2010

Faccia da oca

Sono appena stata a fare un giro sul blog di Erica e ovviamente non ho resistito neppure stavolta.
il suo ultimo post parla delle sue splendide oche, di come cambia il loro aspetto man mano che crescono.
Potevo trattenermi?
nooo!
ecco qua sotto il post di Erica, se volete leggerlo integralmente dovete andare su Not yet truly Asia

Stamattina ho fotografato tutte le faccie delle oche per rispondere alla domanda di Dale del post dell'altro giorno a riguardo della differenza delle altre oche rispetto all'ochetto adolescente con la cresta, eccolo qui per rinfrescarvi la memoria:

ha 3 mesi e ha ancora dei pelucchi sulla testa, credo rimanenza del piumaggio da 'cucciolo' che gli fanno una divertentissima pettinatura a spazzola!

Queste sono le sorelle dell'oca precedente:
i pelucchi da cuccioli sono gia' stati sostituiti da quello da adulti, ma la parte alta della testa e' ancora squadrata, come si vede meglio qui:
crescendo, gli verra' una sorta di 'bernoccolo' tra il becco e la fronte e la testa diventera' piu' rotondeggiante, come si vede in questa femmina adulta (tra parentesi la migliore covatrice della truppa!):
Quest'altra femmina grigia credo sia ancora piu' vecchia perche' il 'bernoccolo' e' ancora piu' pronunciato:
Ai maschi il bernoccolo sporge verso l'avanti (anziche' solo in alto come nelle femmine); questo e' il maschio che ci aveva dato Padi a gennaio:
e man mano che invecchiano il 'bernoccolo' diventa sempre piu' grande e la faccia sempre piu' espressiva e orgogliosa. Questo e' il mio preferito in assoluto, il maschio anziano del gruppo:
e' davvero vecchio e sta diventando anche un po' cieco... pero' e' ancora decisamente il capobranco e quando avverte il gruppo di spostarsi o di tornare nel recinto o altro tutti lo ascoltano con il massimo rispetto.
Ossignur, mi sembra di parlare di persone a momenti! ma vi assicuro che alcuni atteggiamenti e comportamenti sono davvero chiari e definiti!
Lui e' sempre nella postazione di maggior difesa: fa da apripista quando passeggiano in un posto non usuale, e resta in coda a tutti quando scappano da un pericolo, quando qualcuno di noi vuol fare spostare il gruppo di oche seguendole agitando le braccia lui resta in fondo al gruppo e rallenta minacciando beccate facendo rallentare anche 'l'inseguitore'.
Mentre stavo facendo queste foto era di fianco a me che si grattava il collo strusciandosi sul pavimento di lose, e se mi muovevo verso il gruppo mi beccava le ciabatte!
Ma e' furbo... non erano beccate forti da far male, erano tipo buffetti, come a dire oh, che stai facendo, resta piu' distante! hihihi ... mica scemo, lo sa che gli do' da mangiare!
Chiudo la rassegna 'Faccie da oca' con una foto dello stesso tipetto di cui parlavamo all'inizio, ha una faccia troooppo buffa!

Squak a tutti!

sabato, aprile 10, 2010

Storie di vita vissuta

oche di Magellano

William Henry Hudson, uno dei più grandi studiosi di ornitologia, racconta la storia di un uomo che aveva visto una coppia di oche in una regione selvaggia a sud di Buenos Aires poco dopo che gli stormi avevano iniziato la migrazione verso sud. "La femmina camminava con passo fermo verso sud, mentre il maschio, in piena agitazione e chiamandola a gran voce di tanto in tanto, camminava davanti a lei e continuava a voltarsi a guardare e chiamare la compagna". Poi il maschio prendeva il volo e guardava ancora dietro di sé per controllare se la compagna lo seguiva. Purtroppo lei non poteva: aveva un'ala spezzata. Era partita per il lungo viaggio verso le isola Falkland a piedi. Lui non voleva lasciarla, così, dopo qualche centinaio di metri, atterrava e l'aspettava. Volava un po' in avanti per mostrarle la strada, poi ritornava "di continuo, chiamandola con i gridi più furiosi e penetranti, insistendo perché spiegasse le ali e volasse con lui verso la loro casa lontana".

Tratto dal libro "Il maiale che cantava alla luna - La vita emotiva degli animali da fattoria" Ed. Il Saggiatore di J.M.Masson »

martedì, aprile 06, 2010

Il Codone Comune


Qualche anno fa avevo trovato in un negozio un manifesto con i disegni di varie specie d'anatra. Per me cittadina poco avvezza a frequentare le zone umide, un'anatra valeva -più o meno- l'altra. Così rimasi colpita dalla gran varietà di pennuti appartenenti alla famiglia degli anatidi. Conoscevo il germano reale, per averlo visto nei laghetti cittadini, le anatre tutte bianche o tutte nere (i paperi Disney fanno scuola), la mandarina (eh sì, le borse c'entrano qualcosa in questa conoscenza) i mestoloni (ho un'acquaforte che si intotola così).
E basta.

Riprendo dunque a raccontare del variegato mondo degli anatidi.
Il Codone Comune ha un nome un po' ridicolo, suonano meglio la versione inglese Northern Pintail e quella latina di Linneo Anas Acuta.
E' facile indovinare il perché di Codone: la pennuta ha una lunga coda. Lunga fino a un quarto di tutto l'animale.
Mentre i nomi latino e inglese derivano dal fatto che le due penne verdi della coda oltre a essere lunghe (circa 10 cm.) sono anche sottili e aguzze.
Anche in questo caso il maschio e la femmina sono piuttosto differenti, ma solo durante il periodo degli amori.
Il maschio ha il corpo grigio pallido, petto bianco che prosegue con una svirgolata su ogni lato del collo e testa marrone con riflessi ramati. Il dorso è grigio variegato fulvo, il ventre camoscio e nero, lunga coda aguzza composta da lunghe penne di color grigio e al centro in particolare da due penne verde scuro.

lo specchio alare (la fascia dai colori vivi con riflessi metallici situata sulle ali in corrispondenza delle penne remiganti secondarie interne, ogni specie presenta un proprio ed esclusivo colore) è verde scuro con riflessi bronzei orlato di arancione.
Le femmine invece sono marroni variegate di nero con sfumature rossicce, la loro coda è meno aguzza. Il collo è lungo, il becco è grigio tendente al celeste. Passato il periodo della riproduzione, il maschio somiglia alla femmina.
Come si vede dalle foto sono anatre eleganti, relativamente grandi ma snelle, tanto che in America le hanno soprannominate "Greyhound dell'aria"
Il codone ama i grandi spazi aperti, infatti lo troviamo agli estuari di fiumi, nelle lagune, nelle zone paludose e nelle tundre.

La sua vita si svolge soprattutto la sera o di notte.

È diffuso nel nord dell'Europa, nel nord dell'Asia, in gran parte del Canada, in Alaska e nella parte centrale degli Stati Uniti. Durante l'inverno, questa anatra migra verso sud per svernare in regioni più temperate, coprendo distanze enormi e spingendosi talvolta sino all'equatore, non per niente viene paragonata ai levrieri!

Durante il corteggiamento il maschio esegue un caratteristico movimento della testa verso il collo accompagnato da un fischio sommesso.

Le signorine Codone si fanno molto desiderare: spesso si assiste ad una specie di processione aeree in cui una sola femmina è seguita da molti maschi, alla fine lei ne sceglierà uno solo con cui metter su famiglia.

Il signore e la signora Pintail costruiscono il loro nido sulla terra ferma, ma in un luogo abbastanza vicino all'acqua. Il nido consiste in una buca poco profonda, circondata dalle piante.

La signora Pintail depone mediamente 7-10 uova, la cova dura 23 giorni.

I pulcini raggiungeranno il loro sviluppo per poter volare in 46 - 47 giorni dopo la nascita e la famiglia rimarrà insieme fino a quando la madre non svilupperà il nuovo piumaggio e le ricresceranno le penne necessarie per volare, dopo di che lascierà i piccoli che ormai sono in grado di bastare a sé stessi.

Cosa mangiano queste anatre? Soprattutto semi e piante acquatiche. Durante il periodo di nidificazione, quando devono sostentarsi, mangiano anche insetti acquatici, molluschi e crostacei. Non disdegnano i cereali (grano, riso, frumento, orzo e avena) che trovano nelle campagne.



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