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lunedì, marzo 07, 2011

Moby-Duck (e non è un refuso)

Vi ricordate delle papere sperdute nell'oceano? quelle cadute in mare nel 1992 da un cargo cinese e poi seguite per anni nei loro spostamenti dall'oceanografo Curtis Ebesmayer, nonché da un nutrito battaglione di cacciatori di rubber duck?
Se non ve le ricordate correte a rinfrescarvi la memoria sui miei post sull'argomento.
Perché ne riparlo adesso dopo oltre 3 anni?
Perché è appena uscito un libro intitolato Moby-DuckL'autore è Donovan Hohn, un insegnante di letteratura inglese.
Hohn è rimasto affascinato dalle papere, così ne ha dato una sua chiave di lettura che spazia dalla tragedia ambientale fino ad arrivare all’esplorazione avventurosa, alla scoperta scientifica e anche alll’indagine sociologica.
Insomma le papere alla deriva negli oceani continuano ad avere il loro lunghissimo momento di celebrità.

lunedì, maggio 18, 2009

Rubber duck reclutate in pubblicità

In tutto il mondo le compagnie telefoniche sono piene di soldi da spendere in pubblicità. Di solito questo fiume di pubblicità mi irrita, mi indispone, mi annoia.
Ce n'è una che invece gode di tutta la mia approvazione. Indovinate un po' il perché?



Carina vero?
Appare chiaro come questa pubblicità si ispiri a due fatti di cronaca: la famosa flotta delle papere di gomma che vaga da anni negli oceani studiata dall'oceanografo Ebbesmayer e le 90 papere "varate" in Groenlandia dall'ingegnere della Nasa Alberto Behar allo scopo di monitorare le dinamiche dello scioglimento dei ghiacci. Ai più attenti non sarà sfuggita la citazione al bellissimo Mission con J. Irons e R. De Niro, quando le paper sbarrano gli occhi di fronte alle cascate dell'Iguaçù nelle quali sono destinate a gettarsi.

mercoledì, gennaio 07, 2009

Papere rapite dal KGB?

Ecco una notiziola fresca fresca (o meglio gelida gelida) appena letta sul Corriere online. Ve la riporto pari pari.
Di queste papere avevo già parlato a settembre qui
Ma a ben cercare la notizia è meno fresca di quanto si potesse pensare, infatti già a dicembre ne parlavano l'australiano Herald Sun , Scientific American , il Guardian , la BBC (lettura consigliata) e tanti altri.
Nella foto qui sopra potete vedere una delle VERE papere scomparse, è infatti completa di etichetta recante l'e-mail di Behar e la notizia della ricompensa.
Le papere messe a corredo dell'articolo del Corriere non sono mai state in Groenlandia, con quegli occhialini da sole sembrano provenire dalla Florida!
Ecco il pezzo dal sito del Corriere

Le papere erano attrezzate con sensori elettronici per studiare i ghiacciai

La Nasa cerca 90 anatre sparite

Liberate in mare in Groenlandia, qualcuno ipotizza che siano state catturate dai vascelli-spia russi


DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES — Novanta anatroccoli sono scomparsi nelle acque in cui si getta il colossale ghiacciaio di Jakobshaven, in Groenlandia, lo stesso da cui si staccò l'iceberg che affondò il Titanic. E anche la loro sorte, proprio come quella del Titanic 97 anni fa, è diventata un enigma. C'è perfino chi pensa che possano averli rapiti i russi, le spie eredi del Kgb. Perché anche se sono gialli e paffuti, con il becco arancione e gli occhioni spalancati, i 90 piccoli palmipedi non respirano: sono fatti di gomma, non di piume, e al posto del cuore vero ne hanno uno elettronico fabbricato per loro dalla Nasa, l'ente spaziale americano. Che li ha costruiti e poi «liberati » in mare e sotto la banchisa (era metà settembre, quasi 4 mesi fa) per studiare il cambiamento del clima, i movimenti dei ghiacciai, il flusso delle correnti sottomarine: ma da allora zero, silenzio totale. Neppure un «bip» dai rilevatori satellitari montati su tutte le alucce. «È così, gli anatroccoli non si sono più fatti sentire», ha detto sconsolato alla Bbc Alberto Behar, lo studioso esperto di robotica che ha seguito per la Nasa tutto il progetto, e che a suo tempo ha lavorato anche ai progetti per le esplorazioni su Marte. Il suo nome e il suo indirizzo di email sono stampigliati sul fianco di ognuno degli animaletti, insieme con la parola «lauta ricompensa» tradotta in tre lingue. Però nessuno ha risposto, nessuno ha scritto. «Certo — ha detto ancora Behar — da quelle parti non passa molta gente, ma qualche segnale lo aspettavamo...».

L'ipotesi più ragionevole: le correnti subglaciali troppo forti, o la glaciazione quest'anno tanto rapida quanto ritardata, possono aver distrutto, imprigionato o disperso chissà dove quelle minuscole sagome, che a vederle così sono precise ai giocattoli con cui i bambini giocano nella vasca da bagno. Ma il fatto è che, insieme con loro, sembra scomparso e ammutolito anche uno strumento più sofisticato fabbricato dallo stesso Behar: chiamato «Esploratore dei mulinelli» perché si addentra in certi gorghi (i «mulinelli», appunto) che risucchiano enormi quantità d'acqua sotto la banchisa, era grande come un pallone da football e aveva antenne, batterie al litio, sensori, e un rilevatore satellitare; «liberato» a settembre, come gli anatroccoli, avrebbe dovuto inviare dei segnali regolari, ma come gli anatroccoli ha taciuto. Sempre. E non si sa dove sia. Così, da un blog all'altro, qualcuno si è ricordato che intorno alla Groenlandia compaiono spesso quei pescherecci russi che portano antenne, oltre che reti, e sembrano più attenti ai bipedi sulla terraferma che ai pinnuti in mare. Lassù compaiono anche dei sommergibili, sempre russi. Da cui l'ipotesi romanzesca: e se i russi avessero «catturato » gli anatroccoli per studiarli, o perché temevano che servissero a spiare proprio loro? A Ilulissat (traduzione esquimese di Jakobshaven), il villaggio di 4.500 abitanti che sta allo sbocco del ghiacciaio, e che è meta di avventurosi da tutto il mondo, si scherza già su certi strani turisti con i capelli a spazzola, magari della Cia o magari del Kgb. Intanto il ghiacciaio che ha divorato gli anatroccoli, ignaro di tutto, continua a sciogliersi a una velocità quadrupla rispetto a 100 anni fa, e a spostarsi: 20-25 metri al giorno, il più «veloce» sulla Terra, e neppure la Nasa riesce a stargli dietro.

Luigi Offeddu
07 gennaio 2009

giovedì, settembre 25, 2008

Meglio le papere dei satelliti!


90 papere congelate sotto i ghiacci della Groenlandia. Riusciranno le nostre eroine ad approdare sulle sponde del Canada?
Dietro segnalazione dell'impareggiabile Ross di Attaccabottone riporto questa paperesca e gelida notiziola ripresa pari pari da Repubblica di ieri:

ROMA - Osservazioni satellitari più sofisticate, strumenti più precisi, tecnologie più affidabili. I climatologi in questi anni hanno avuto a disposizione strumenti sempre più efficaci, ma alla fine a svelare le dinamiche con cui si vanno sciogliendo i ghiacci perenni della Groenlandia potrebbero essere delle banali paperelle di gomma, tali e quali a quelle che i bambini usano nella vasca da bagno.

A scommettere su questo metodo di ricerca quanto mai poco ortodosso è Alberto Behar, un ingegnere del Jet Propulsion Laboratory della Nasa dove progetta robottini per l'esplorazione di pianeti lontani. Nei mesi scorsi si è recato sul ghiacciaio Jakobshavn, lo stesso dal quale si ritiene si sia a suo tempo staccato l'iceberg responsabile del naufragio del Titanic. In una delle fenditure che il riscaldamento globale sta provocando nel ghiaccio, Behar ha lasciato cadere novanta paperelle di gomma. Su ognuna ha fatto stampare in tre lingue il messaggio "Esperimento scientifico - Ricompensa", e un indirizzo di posta elettronica a cui rivolgersi per riconsegnarle.

In queste prime settimane non si è ancora fatto vivo nessuno. "Ma non è che siano zone dove va a spasso molta gente", scherza Behar. A lui ovviamente non interessa tanto tornare in possesso delle paperelle, quanto sapere esattamente dove sono state ritrovate. Capirne il percorso potrebbe fornire infatti elementi essenziali nella comprensione di come lo scioglimento dei ghiacci artici influenzerà un eventuale innalzamento del livello del mare. Secondo i calcoli dell'ingegnere, i giocattoli di gomma dopo essere stati risucchiati nelle strette voragini che si aprono sulla superficie del ghiacciaio e dove scorre l'acqua che si forma in seguito allo scioglimento, dovrebbero ricomparire da qualche parte nella Baia di Baffin, al largo delle coste nordorientali del Canada.

Ma il meccanismo esatto con cui questa specie di fiumi carsici scavati nel ghiacciaio contribuiscono a minarlo, spingendolo piano piano a staccarsi dalla terra e ad andare verso il mare, sono ancora sconosciuti. Con un'intuizione che ricorda il Viaggio al centro della terra di Jules Verne (i protagonisti del romanzo si calavano nelle viscere della terra in Islanda per sbucarne fuori a Stromboli), l'idea è quella di capire il percorso esatto delle fenditure. Ovviamente le paperelle potrebbero dare solo un'indicazione di massima, ma Behar nel crepaccio insieme ai giocattoli di gomma ha fatto calare anche una speciale sonda con un trasmettitore gps in grado di fornire informazioni (velocità, accelerazioni, temperature attraversate) sul centro del ghiacciaio.

L'esperimento portato avanti dall'ingegnere della Nasa rientra negli sforzi lanciati dal Consiglio Artico, la federazione che unisce tutti i paesi che si affacciano sul circolo polare, per produrre studi il più accurati possibile su quanto sta accadendo in Groenlandia in vista della conferenza internazionale sui cambiamenti climatici in programma a Copenaghen a fine 2009. Il dibattito nella comunità scientifica su come, quando e quanto si scioglieranno i ghiacci e con quali effetti sull'innalzamento degli oceani è infatti quanto mai serrato. Un confronto che Eric Rignot, un collega di Behar anche lui coinvolto nel progetto, sintetizza così: "E' troppo presto per sperare che la situazione si stabilizzi". "Allo stesso modo - aggiunge - non siamo ancora in grado di prevedere un collasso catastrofico, ma di certo la situazione è molto più critica di quanto chiunque potesse immaginare appena cinque anni fa".
Ebbesmayer docet, eh?
Rimango in attesa di notizie sui ritrovamenti
N.B. L'oceanografo Curtis Ebbesmeyer studia da anni i percorsi delle paperine che nel 1992 si persero nell'oceano

domenica, giugno 08, 2008

Duck Race

A Peoria, capitale dell'Illinois (USA), ogni anno si svolge l'annuale corsa delle papere.
15.000 paperine gialle corrono nelle acque del fiume Illinois nel mese di agosto.
Per avere un'idea della quantità di papere ho recuperato una foto della corsa del 2006.
Quando si dice un mare di papere!

mercoledì, febbraio 20, 2008

A proposito della Flotta delle papere di gomma

Eccoci di nuovo a parlare della famosa flotta di papere e altri animali di plastica che vagano per gli oceani dal lontano 1992.
Non entusiasmatevi, non c'è ancora stato nessun avvistamento sulle coste della Cornovaglia o dell'Irlanda.
O per lo meno nessuno ne ha dato notizia.
E allora perché ne parlo?
Perché mi sono imbattuta in una notizia inerente, che avrei dovuto dare alla fine della scorsa estate, ma che mi era sfuggita.
Imperdonabile?
Forse.
Si tratta di arte:
"Mamma papera attende il ritorno delle paperine" è il titolo dell'opera.


Lo scorso 21 agosto questa sorridente gigantesca paperona navigava placidamente alla volta della costa della Cornovaglia. Era in attesa dei suoi paperini, di ritorno da un lungo viaggio per gli oceani.

La paperona in polistirene alta 2,5 metri è un opera del 2005 dell'artista visuale olandese Marga Houtman.
Secondo Marga lo sguardo della paperona è triste, ma allo stesso tempo affettuoso perché ha cercato invano i paperini sulle coste olandesi! Questa (agosto 2007) è l'ultima opportunità che ha di trovare i suoi piccoli.
Marga, insieme con il regista Patrick Gofre aveva progettato di realizzare un corto sull'incontro tra la paperona e i paperini. Secondo il Gofre l'influenza della flotta galleggiante sulle persone e sulla natura è degna di essere documentata.
Mah!
Chi capisce l'olandese può vedere l'intervista a Marga del 14-9-07, è un'intervista molto paperosa dove si parla abbondantemente della famosa flotta delle papere di gomma, delle correnti oceaniche e di Curtis Ebbesmayer.

Avete notato la passione per le enormi papere che hanno gli artisti olandesi? Se ve lo siete persi andate ora a leggere di Canard de bain

venerdì, novembre 30, 2007

Le paperine gialle del Liffey

Concludevo il precedente post su questo argomento chiedendomi che fine fanno le paperine gialle che partecipano alle corse nei fiumi.

Ho trovato risposta a questa domanda per quello che riguarda le 150.000 paperine gialle irlandesi.
Facciamo un passo indietro: la raccolta di fondi per l'ospedale avveniva tramite la sponsorizzazione di ciascuna paperina. Ogni rubbaduck veniva registrata e il relativo numero veniva abbinato ai fini della gara,al nome della persona sponsor.
Alla fine della corsa la maggior parte delle papere fu recuperata e messa via in attesa di un altra manifestazione di questo tipo. Ma un migliaio sfuggirono al ripescaggio, rimasero libere e furono portate dalla corrente del Liffey fino al mare.
Arrivate nella baia le papere, evidentemente non aduse a spazi sì ampi, ebbero un attimo di timore e si sparpagliarono per ogni dove.

Fu così che tempo dopo, alcuni giovani membri del locale circolo nautico pensarono di recuperare le papere transfughe per restituirle al proprietario (sponsor, raccogliendo così altri fondi per l'ospedale.
La divertente iniziativa è documentata in un apposito sito, dove si tiene rigorosamente traccia dei ritrovamenti. L'ultimo segnalato è di pochi giorni fa: 25 novembre 2007 . Si tratta della papera Aaloki.
Ma torniamo a quello che successe più o meno nell'estate del 2006
Gran parte delle papere fu recuperata nei primi giorni dell'operazioneOvviamente, data la permanenza in ambienti non esattamente puliti, man mano che si ritrovavano le papere dovevano essere oltre che recuperate anche spulizzite a dovere.

censite

e alla fine consegnate a destinazione

martedì, agosto 21, 2007

L'epopea delle papere

Visto che le papere in navigazione nell'oceano continuano ad appassionare i naviganti della rete eccovi qualche nuovo dato:

Quando il famoso container cadde in mare ne uscirono 29.000 giocattoli galleggianti. Vi ho già detto che insieme alle papere c'erano anche castori, tartarughe e rane. Ma non abbiamo mai parlato di quante fossero le papere. Ecco le percentuali:
  • 18% tartarughe

  • 35% papere

  • 26% castori

  • 21% di rane

Curioso notare che dappertutto si parla delle "paperelle nell'oceano" della "flotta delle papere", quando in realtà solo il 35% del carico è costituito da paperine. Appare evidente che la papera galleggiante colpisce particolarmente l'immaginario collettivo, come infatti sosteneva l'autore dell'enorme Canard de Bain.
Arriveranno mai i componenti di questa flotta nel mar Mediterraneo? Molto difficile, gli accessi al Mare Nostrum sono veramente limitati, ma le correnti oceaniche potrebbero anche indirizzare una parte della flotta verso lo stretto di Gibilterra. Questo non dovrebbe accadere però prima dell'anno prossimo. Se mai vi dovesse capitare di ritrovare una di queste bestiole sulle nostre spiagge mandate subito un e-mail a Curtis Ebbesmeyer che sarà felice di essere avvisato kasauers@hotmail.com

Poi potrete decidere se tenervela come souvenir, spedirla alla Tacoma che ha messo una taglia di 100$ sulle sue bestiole disperse, oppure venderla a uno dei collezionisti disposti a pagare anche 1000$ per una delle papere della flotta.

L'illustrazione è tratta da MASSIMO MINNELLA "La flotta delle papere di gomma" (2002 - ed. De Ferrari, Genova).

lunedì, agosto 06, 2007

Papere in viaggio

visto la grande attenzione del popolo del web per la flotta delle papere ecco qua qualche aggiornamento alle notizie che avevo dato nei miei precedenti 4 post di giugno e di luglio

Nella mappa potete vedere il percorso tortuoso compiuto dalle papere che stanno per sbarcare sulle coste della Cornovaglia (GB)e del sud dell'Irlanda. Al momento non si ha ancora nessuna segnalazione di avvistamento degli animaletti di plastica rigida (vedi foto). L'ultimo articolo della BBC su questo argomento è del 17 luglio e si limita a confermare che c'è grande attesa.

I Beachcombers locali sono all'erta, ma ancora nessuna papera è sbarcata.

giovedì, luglio 05, 2007

Ancora sulla flotta delle papere di gomma

E' evidente che in questi giorni la notiziola della flotta delle papere di gomma fa presa. Un motivo in più per tornare a parlarne in queste pagine. E poi, lo confesso, l'idea che uno stormo galleggiante sia seguito da 15 anni in maniera scientifica mi affascina. Ho cercato notizie sull'oceanografo che sorveglia la flotta, così ho trovato il sito di Curtis C. Ebbesmeyer (in inglese) dove ci sono molte notizie interessanti non solo sulle papere. Ebbesmeyer, al contrario di molti suoi colleghi che seguono le correnti marine con l'ausilio dei satelliti, basa le sue rilevazioni soprattutto sulle rotte percorse dagli oggetti alla deriva. Le sue osservazioni partirono dalle scarpe della Nike andate alla deriva nel 1991 in Alaska, ma il grande pubblico lo conosce sopratutto per la flotta delle papere di gomma.

Nella pagina dedicata alla flotta si possono trovare tante notizie interessanti relative ai percorsi seguiti dagli animaletti galleggianti. Nel 2004 alcuni furono ritrovati vicino a Sitka in Alaska da Dean Orbison e da suo figlio Tyler Orbison.

Nella foto si vede Dean Orbison con un campione degli animali ritrovati, quelli in primo piano sono stati ripescati dopo molti anni di navigazione, in secondo piano gli stessi animaletti nei colori originali. Rane e tartarughe hanno resistito bene mantenendo i loro colori originali, invece le papere e i castori si sono scoloriti, come si può ben vedere anche nella foto qui sotto

martedì, luglio 03, 2007

Ultimi aggiornamenti sulle papere in viaggio nell'oceano

Non credevo che il mio post di metà giugno sulla flotta delle papere di gomma precorresse i tempi della cronaca!
Sul Corriere del 29 giugno 2007 Simona Marchetti parla ampiamente delle paperelle di gomma che dal 1992 galleggiano allegramente per gli oceani, riporto qua sotto il suo articolo.

Il signore nella foto è L'oceanografo Curtis Ebbesmeyer che studia da anni i percorsi delle paperine
LONDRA - Una flotta di quasi 30mila paperelle di gomma sta puntando verso le coste dell’Inghilterra. I primi sbarchi sono previsti entro i prossimi due mesi, dopo un viaggio di oltre 27mila chilometri, durato ben 15 anni e mezzo. Era, infatti, la fine di gennaio del 1992 quando la nave cargo che trasportava questi “Friendly Floatees” perse il suo colorato carico di pennuti di gomma (ma c’erano anche tartarughe, castori e rane) in pieno Oceano Pacifico a causa di una tempesta. La spedizione, appena uscita da una fabbrica di Hong Kong, era destinata alla “The First Years Inc.” di Tacoma, Washington, ma tre containers finirono in mare aperto e, rompendosi a contatto con l’acqua, liberarono i 30 mila animaletti di plastica e gomma che di solito fanno compagnia ai bambini durante il bagnetto e che da allora stanno, invece, vagando per il globo seguendo le correnti marine. Ma non sono soli in questo viaggio.
MONITORAGGIO - Dalla sua base di Seattle, infatti, l’oceanografo americano Curtis Ebbesmeyer li ha tenuti costantemente monitorati, seguendone gli spostamenti sulla cartina geografica e ricostruendo tutto il percorso compiuto fino ad oggi. Stando allo studioso, che al progetto sta dedicando gli anni della sua pensione, una volta finita nell’oceano, l’armata delle paperelle si sarebbe divisa: due terzi avrebbero puntato decise verso sud e, oltrepassati i tropici, sarebbero finite sulle spiagge dell’Indonesia, dell’Australia e del Sud America.
UN MIGLIO AL GIORNO - Altre 10mila circa sono invece state spinte a nord e quelle che sono riuscite a passare attraverso lo Stretto di Bering (che divide la Russia dall’Alaska), "sopravvivendo" alle gelide correnti del circolo polare e alle collisioni con qualche iceberg modello Titanic, dopo otto anni sono finalmente arrivate nell’oceano Atlantico, viaggiando alla velocità di un miglio (poco più di un chilometro e mezzo) al giorno. Era, infatti, il 2000 quando i primi “Friendly Floatees” vennero avvistati nelle fredde acque dell’Atlantico del nord: impossibile confonderli, anche perché avevano la scritta “The First Years” ben visibile.
TAGLIA DI 100 DOLLARI - Da qui, nel 2003, l’idea dell’azienda americana di mettere una “taglia” di 100 dollari (circa 75 euro) sulle paperelle. Chiunque ne avesse trovata una originale e l’avesse spedita al quartier generale di Tacoma, avrebbe ricevuto il denaro in cambio. Ovviamente, con il passare degli anni, il sole e il sale dell’acqua hanno scolorito il giallo delle papere ma anche il blu delle tartarughe, il verde delle rane e il rosso dei castori), come pure il “marchio di fabbrica” della casa madre, ma riuscire ad individuarle dovrebbe sempre risultare abbastanza semplice. Ecco perchè Ebbesmeyer allerta i “cacciatori” inglesi: «Stando ai miei calcoli – ha detto al “Daily Mail” - nei prossimi due mesi le papere dovrebbero invadere le coste ell’Inghilterra. Penso che le prime ad essere interessate saranno le spiagge della Cornovaglia e quelle dell’Irlanda del sud».
MANIE DA COLLEZIONISTI E RICERCHE SCIENTIFICHE - Oggi la saga delle paperelle scampate alla tempesta non è solo finita in due libri per bambini, ma ha anche stuzzicato l’interesse dei collezionisti di tutto il mondo, disposti a pagare oltre 740 euro per quei buffi naufraghi di plastica colorata. Al di là dell’aspetto ludico o commerciale, però, la storia di questo viaggio globale che dura da tre lustri ha permesso agli esperti di studiare i cambiamenti climatici del globo. Conferma Simon Boxall, del Centro nazionale Oceanografico di Southampton, al Times: «Seguendo le papere di gomma attorno al mondo, abbiamo tracciato il percorso delle correnti, che sono quelle che determinano poi il clima e visto che la plastica può durare 100 anni, la nostra speranza è che questa avventura possa continuare ancora a lungo. Per questo, invitiamo tutti i vacanzieri a tenere gli occhi bene aperti quando sono in mare».

sabato, giugno 16, 2007

La flotta delle papere di gomma

Ho scoperto che la fiaba delle papere di gomma è pubblicata nel libro "La flotta delle papere di gomma".
Il ricavato della vendita del libro sarà devoluto all'Associazione Ligure Sindrome X-fragile


MASSIMO MINNELLA "La flotta delle papere di gomma" (2002 - ed. De Ferrari, Genova).

giovedì, giugno 14, 2007

La vera storia delle 30.000 paperine gialle

Il sito del Porto di Genova ospita una favola in 9 puntate che si ispira alle 30.000 papere di gomma che qualche anno fa erano state perse nell'oceano da una nave portacontainer.

La storia, dedicata ai bambini, è molto carina e ha delle illustrazioni che possono essere stampate in b/n e poi colorate dai bambini, oppure colorate interattivamente.

Riporto qui di seguito il pezzo sull'attraversamento del canale di Panama:

Nel loro viaggio intorno al mondo,per le papere era venuto il momento di attraversare lo stretto di Panama. Il problema era come passare inosservati, in un canale lungo 81 chilometri e largo91 metri, controllato metro per metro dagli addetti dell'autorità del canale di Panama. E infatti, durante l'attraversamento, dalla sponda del lago le papere videro partire un grosso motoscafo. In un attimo la barca raggiunse l'intrepida flotta e si fermò. Con il motore al minimo, fece un giro interno alle papere
che, ovviamente, si erano bloccate nei loro movimenti e avevano preso l'aspetto della tipica papera di gomma. "Bene, bene, bene - disse una voce - Finalmente ci incontriamo. Eccole qua, le papere navigatrici. Allora quello che avevo sentito dire e che avevo letto su di voi non erano bugie". Il motoscafo ora si era fermato e un uomo era uscito allo scoperto, era un giovane vestito di grigio,
con uno stemma rosso e blu sulla camicia al cui interno si leggevano tre lettere: Apc, authority Panama channel, autorità del canale di Panama. (continua)


Chi volesse leggere la favola dall'inizio vada qui

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