mercoledì, gennaio 30, 2008

Papero triste

Questo papero dall'aria triste è un portapigiama.
Forse è triste perché la mama del suo proprietario stava cercando di venderlo.
Un altra testimonianza di come le icone paperesche facciano parte del mondo infantile, e non solo di quello infantile.
Papere versus orsacchiotti: chissà se esistono delle statistiche in merito?

domenica, gennaio 27, 2008

La papera a passeggio

La papera Lilla è salita agli onori della cronaca come "papera che si crede un cane", ma a ben guardare ci sono in giro anche altre papere che si comportano non proprio come animali da cortile.
La scenetta del filmato qui sotto è stata ripresa a novembre a Vibo Marina

sabato, gennaio 19, 2008

Non è un giocattolo

Cercando su Youtube il filmato relativo a Lilla mi sono imbattuta in vari altri filmati di papere.
Di fronte a questo ho esitato, mi sono chiesta cosa potesse aggiungere al blog. Non è un filmato carino, non racconta nessuna storia particolare, è anche fatto maluccio.
Mi aveva colpito il commento dell'autore giumbolo91 "Bagnetto della nostra papera domestica arabafiosca in un lavandino di un garage a polignano a mare!!! Sembra trattata male ma stà meglio lei di noi!!!"
Sta meglio lei di noi?
No, non credo proprio.
Vorrei vedere cosa penseresti tu se un enorme papero giallo ti togliesse dal tuo ambiente per rinchiuderti in uno scatolone pieno di trucioli di legno e se poi ti mettesse anche la testa sott'acqua.
Quanto tempo ci vorrà ancora prima che i ragazzi, e anche tanti adulti, capiscano che un animale, qualsiasi animale, non è un giocattolo?
Questo è lo spirito con cui pubblico questo filmato, per ricordare a tutti che gli animali, specialmente i cuccioli indifesi, non sono giocattoli.

giovedì, gennaio 17, 2008

future anatre laccate

L'uomo appollaiato sul guard-rail di questa autostrada cinese vende agli automobilisti di passaggio, diretti a Pechino (Beijing), le anatre e i fagiani che tiene appesi al bastone. Non dimentichiamoci infatti che l’anatra è uno degli ingredienti tipici della cucinacinese, la specialità più famosa di Pechino è proprio l'anatra «laccata»
Per le strade dell'estremo oriente si incontrano spesso venditori di oche e anatre

(foto Reuters)

sabato, gennaio 12, 2008

Quando si dice IMPRINTING!

Grazie a Susanna che mi ha segnalato questa paper-notizia

Si crede un cane, snobba le altre papere

Sta bene, si lava in continuazione, passeggia con il cane della fattoria (Asia) e non degna di uno sguardo le altre oche: trascorre così le sue giornate, nella fattoria biologica didattica del Carpanedo, la papera spezzina Lilla, che si crede un cane perché allevata in casa sin da quando era un pulcino.

Provare a inserirla con le altre anatre non ha dato risultati: Lilla nemmeno le ha degnate di uno sguardo e ha lasciato il recinto, uscendo all’aperto, nell’aia, dove lavorano i ragazzi diversamente abili inseriti come fattori e contadini.

Antonietta Zarrelli, dell’ufficio tutela animali spezzino, le ha fatto visita in mattinata insieme con il presidente della fattoria, Pietro Cavallini, che da una vita opera a favore dei disabili, con la cooperativa sociale Cis.

Lilla continua a preferire gli esseri umani, piuttosto che gli altri animali da cortile, che proprio non considera. Adora mandare i bacetti col becco, si fa coccolare, e risponde, seguendoti, se chiami il suo nome. Ha ricevuto la visita di numerosi giornalisti, dai quali si è lasciata fotografare come una diva. Evidentemente resiste in lei il cosiddetto “imprinting”, datole dalla sua ex padrona, una signora austriaca che ha dovuto lasciare l’Italia.

l'articolo che ho qui sopra riportato è comparso oggi sul sito del Secolo XIX edizione di La Spezia.
Indagando in rete ho trovato la stessa notizia anche su IlGiornale, che però fornisce qualche ragguaglio in più:
Le oche, lei, proprio non le può vedere. Anche se loro vorrebbero far comunella, coinvolgerla nel loro giro, lei non ci sta. È di un’altra razza lei. Vabbé, Lilla sarebbe una papera, ma lei non lo sa. Anche perché la sua «mamma», una signora austriaca che viveva alla Spezia e che l’ha dovuta abbandonare a causa di una trasferimento, l’ha cresciuta come se fosse una di casa. Un cagnolino, o un gatto. Lilla risponde a chi la chiama per nome, segue gli umani e la prima esperienza in una comunità, ieri mattina, è stata abbastanza negativa. Come avviene per qualsiasi bimbo nel momento dell’inserimento all’asilo, Lilla è stata accompagnata nella fattoria didattica Carpanedo, dalla responsabile dell’Ufficio Tutela Animali del Comune della Spezia. La dottoressa Antonietta Zarrelli ha trovato questa soluzione insieme ai vicini di casa della proprietaria costretta a trasferirsi per ragioni di famiglia. La fattoria didattica è meta quotidiana di scolaresche. Fondata da un pedagogo spezzino, Pietro Cavallini, per dare lavoro a giovani disabili, la fattoria ha anche una casa famiglia, in cui alcuni di questi ragazzi possono vivere. La struttura è immersa nel verde: ha vitigni, piante da frutta, cavalli, asini, e tanti animali da cortile. «Lilla mi è parsa davvero spaesata soprattutto quando si è trattato di unirsi alle altre oche - ha spiegato la Zarelli - così le hanno messo una ciotola in casa e lei ha continuato a seguirmi per tutta la mattina, quando l’ho presa in braccio mi dava i bacini con il becco e quando sono andata via mi ha seguito fino alla macchina tentando di salire per venire via con me... avevo quasi il magone». Così la dottoressa ha lanciato un appello affinché Lilla sia adottata da una famiglia. In fondo la papera ha circa tre anni ed è ancora giovane e in forma. «Faremo di tutto, non vogliamo certo che finisca in padella», ha continuato la responsabile dell’Ufficio Tutela animali, che ha confessato che se non avesse quattro cani e sei gatti la ospiterebbe volentieri nel suo giardino. «Il problema è che oggi la legge ce lo dice e ne abbiamo la dimostrazione proprio con LIlla - spiega - anche gli animali da cortile hanno un cuore e come tali vanno trattati. Insomma non basta più soltanto buttare loro qualche manciata di cibo, bisogna anche rivolgersi a loro con qualche parola». Lilla insegna.
E continuando a cercare ho trovato anche il video realizzato dalla TV locale Primocanale con l'intervista a Antonietta Zarrelli che è andata a trovare Lilla nella sua nuova casa
Video diLilla video
Qualcuno ha la possibilità di adottare Lilla?

venerdì, gennaio 11, 2008

Il brutto anatroccolo


Trovo l'e-mail estremamente più pratica e comoda della posta tradizionale. Ormai quasi tutto arriva per posta elettronica, incluse le bollette.
C'è però una cosa che mi fa rimpiangere la vecchia inefficente posta tradizionale: i francobolli.
Piccoli capolavori colorati che ai più passano inosservati. Non sono affatto un filatelico, ma quando vedo francobolli come questo penso con dispiacere che sono destinati a scomparire.
Questo è dedicato dalle poste Ungheresi alla favola del Brutto Anatroccolo di Hans Chstian Andersen
Per i pochi che non conoscessero la favola eccone stringatamente la trama:

In una nidiata di anatroccoli, uno è grigio, grande e goffo. Sebbene la madre cerchi di accettarlo, è evidente a tutti che il piccolo è fuori luogo, così che alla fine egli decide di fuggire. L'anatroccolo vaga senza meta, e non trova nessuno che lo voglia, tanto che all'arrivo dell'inverno rischia di morire congelato.

Alla fine dell'inverno, sopravvissuto miracolosamente, il piccolo giunge presso uno stagno dove nuota un gruppo di splendidi cigni. Attratto dalla loro bellezza, si avvicina e rimane sorpreso quando le splendide creature gli danno il benvenuto e lo accettano. Guardando il proprio riflesso nell'acqua, il protagonista si accorge finalmente di essere lui stesso un cigno.

lunedì, gennaio 07, 2008

Dove fanno il nido le papere?

Dove fanno il nido le papere?
Se vi sembra una domanda stupida rimarrete sorpresi da quanto leggerete in questo post della serie Paper-Quark.
La bella papera che vedete in queste due foto vive abitualmente lungo le coste dell'Europa settentrionale (soprattutto del Mare del Nord e del Baltico), in Asia (Cina, Giappone e laghi della Siberia). In Italia è stanziale in Sardegna dove popola le coste marine e le zone salmastre.
Si tratta di una papera di dimensioni importanti misura circa 60 cm. e il maschio è decisamente più grande della femmina e presenta un vistoso bitorzolo rosso sul becco.
I colori non sono particolarmente esuberanti: il piumaggio di base è bianco, la testa e il collo sono neri-verdi, il becco rosso, gli occhi bruno scuro. Le zampe sono di un bel rosso carnicino.
Fin qui nulla di strano eh?
La sua dieta è a base di pesciolini, molluschi, insetti, erbe, sementi e bacche. Se la volete allevare si adatta ai normali mangimi, integrando con vermi, crostacei e piccoli molluschi.
Il nome scientifico di questa papera è Tadorna tadorna, il suo nome volgare è Volpoca.
Fuochino?
Sapete dove fa il nido la nostra amica?
La Volpoca di solito nidifica in tane e buche del terreno (spesso tane profonde abbandonate da volpi e tassi). Depone da sette a dodici uova dal guscio biancastro che cova per circa ventisei giorni. Le coppie hanno un legame stretto. I piccoli appena nati vengono condotti dalla madre verso la più vicina zona d'acqua per insegnare loro a nuotare e a nutrirsi.
Lo avreste mai detto?

sabato, gennaio 05, 2008

Papera Befanottera


Nei paesi anglosassoni, o comunque nei paesi dove la pubblicità della Coca-Cola ha imposto le proprie iconografie natalizie, la calza è collegata al natale: si appende la sera del 24 dicembre.

Per me invece la calza è inscindibilmente legata alla Befana. Io appendo la calza la sera del 5 gennaio. Non disponendo di un camino con relativa cappa la attacco all'unica cappa che possiedo: quella della cucina a gas. Poco importa che si tratti di un aggeggio elettrico irrimediabilmente privo di canna fumaria, è l'unica cappa a mia disposizione, la Befana si dovrà adattare.
Ho rinunciato a quella parte della tradizione che imponeva a noi bambini di preparare qualcosa per la Befana; c'è chi lascia latte e biscotti, chi fieno per l'asinello e pane per la Befana... noi preparavamo una fascina di legna che le sarebbe poi dovuta servire per scaldarsi. Si trattava di una fascina di legna in miniatura, un po' di legnetti legati insieme con somma cura. Anche perché abitando in città e non andando all'epoca di moda i camini a legna sarebbe stato impossibile preparare una vera fascina.
Che c'entra questo con le papere? C'entra, c'entra! date un'occhiata alla mia calza della Befana qui sotto

è piccina, ma molto paffuta e graziosa. Me la portò mia mamma dagli USA quando ero ormai adulta.

La mia vera calza della Befana, quella di quando ero bambina, la posseggo ancora. Era una calza della mia nonna quando era giovane, una lunga calza di cotone bianca che veniva chiusa con un fiocco di seta color ciclamino. Ma questa con le papere non c'entra.

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