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mercoledì, gennaio 18, 2012

La paperina della pastina


Non so a voi, ma a me capita nelle sere invernali di aver desiderio di una calda, confortante, pastina in brodo.

Quando ho visto questa ho sorriso!

Il nome è strano: ACCHIETTE
Nel dizionario napoletano-italiano ho trovato questa definizione: ACCHIETTE= fico o anche asola, occhiello
E' un formato di pasta piccola della Garofalo, pensato per i bambini.

martedì, settembre 13, 2011

Da dove decollano gli aerei pilotati dai membri dell'associazione "Papere Vagabonde"?
Ovviamente dalla aviosuperficie che si chiama "Papere volanti " di Caposile, in Veneto.



lunedì, agosto 15, 2011

girando per la città deserta

Girando per la città deserta mi sono imbattuta in questa insegna:

è un ristorante con le saracinesche abbassate. Non c'è nemmeno uno straccio di cartello "chiusi per ferie".

lunedì, agosto 01, 2011

Le Oche Selvagge

A Egna le Oche Selvagge non hanno né piume, né penne, ma casco, imbottiture, mazza e pattini da ghiaccio.

Le Oche Selvagge sono la locale squadra di hokey su ghiaccio che prende il nome dalla zona dove sorgeva il vecchio palaghiaccio: il “Prà delle oche” a Egna
il loro simbolo è quest'oca cattivella
e questi sono loro, peccato che non si riesca a vedere il frontale del casco

sabato, luglio 16, 2011

Los Tres Patitos - i fiammeferi con le 3 paperine



Cosa c'entrano 3 paperine (patitos) con i fiammiferi?
C'entrano, c'entrano!
Sapete quanti fiammeferi sono contenuti in questa scatola?
222
Da sempre. Sempre 222.
E a che cosa assomiglia il numero 2 ?
Al disegno stilizzato di una paperina.
3 volte 2 = 3 paperine

venerdì, luglio 08, 2011

vista oggi in libreria

E' il bello di avere sempre a portata di mano una macchina fotografica, in questo caso travestita da telefono. Vedi una cosa che ti colpisce e ... click, invece di consumarmi i polpastrelli a descriverla.



La Sperling non è esattamente una di quelle case editrici che mi attira, ma riconosco che ha un logo delizioso.



Il loro marketing stavolta lo ha giocato davvero bene.

giovedì, agosto 26, 2010

Mandarina Duck


Ai frequentatori di sesso maschile del mio blog l'immagine qui sopra probabilmente dirà poco.
Mentre il 90% dele frequentatrici sicuramente sa di cosa si tratta.
Mandarina Duck è il marchio di un'azienda italiana famosa nel mondo per le sue borse. E non solo per le borse. Ma io la amo per quelle.
La prima Mandarina mi fu regalata tantissimi anni fa. Leggera, indistruttibile, capiente, ma non ingombrante. Ho adorato quella borsa blu con uno strano manico verde. Aveva un difetto di progettazione sull'aggancio dei moschettoni, mi bastò accennarlo in un negozio monomarca (non quello dove era stata acquistata) e mi cambiarono immediatamente i pezzi difettosi. Apprezzai così tanto la loro qualità e il servizio post vendita che poi, nel corso degli anni ne comprai altre due, di linee diverse, ma ugualmente indistruttibili.
Vi ho raccontato questo per dirvi che ho una particolare affezione storica a questo marchio, anche se nel corso degli anni ha cambiato un po' rotta e così me ne sono allontanata come consumatrice.
Ecco alcuni ultimi nati col marchio dell'anatra mandarina:


Carino il logo della papera sul display, ma di certo per me non è un motivo sufficiente per acquistare un telefono. Le mie preferenze sono per marchi diversi da Alcatel che produce il cellulare per Mandarina.
Vi dicevo che si tratta di un'azienda italiana, ecco le notizie che ho trovato sul loro sito/blog ormai abbandonato

Paolo Trento e Pietro Mannato: amici da sempre, fondano nel 1968 Plastimoda, che produce prodotti industriali termosaldati. Quasi un decennio di esperienza e creatività portano, nel 1976, all’intuizione Mandarina Duck.
Il talento per l’innovazione genera nuove forme e nuovi atteggiamenti: il concetto tradizionale di pelletteria viene sconvolto, riprogrammato.
Nel 1977 nasce Utility, ovvero funzionalità, leggerezza e semplicità che si esprimono attraverso una moltitudine di materiali plastici, policromie tattili, texture innovative, sfidando audacemente la prospettiva di nuovi codici estetici.

La versatilità come elemento baseNel 1981 Tank è alla rampa di lancio. Contenuto tecnologico e performante, materiali specializzati, coma la tenace Cordura (Outdoor) e il leggerissimo Eva (Atletica) per un’estetica inedita, prorompente. Freschezza e creatività seducono nuovi, esigenti pianeti inesplorati: il mondo del design e dell’architettura si lasciano conquistare per la prima volta dal contesto “accessori da viaggio”. Un dialogo fruttifero, si aprono nuovi orizzonti e contaminazioni ricche di stimoli.
L’immagine seduce la funzionalità
Centre Pompidou, Parigi: lo spunto ispirante di Systema. Una struttura forte e visibile all’esterno, sostenuta dall’interno. Il viaggio trova linee ed espressioni senza precedenti, libere da parametri preconcetti. Oggetti animati da versatile raffinatezza, fine intuito.

La curiosa incoscienza dell’innovazione
Nel 1983 Mandarina inaugura uno dei primi monomarca al mondo. Si apre così una finestra sulla filosofia del marchio, un luogo non luogo, lo spazio elettivo in cui grandi architetti e designer, artefici del non convenzionale, applicano una nuova coscienza progettuale, osano, sperimentano, rendono ogni luogo una rifrazione del mondo Mandarina. De Lucchi, Angelo Micheli, Droog Design, Marcel Sanders, Micheal Young interpretano questo linguaggio.

Audace, che suggerisce prospettive, muove le idee
Nel 2000 nasce Frog: è forte, comoda, lineare. E svela la nuova natura dello spostamento. Via da spigoli e accessori, Frog ridisegna la logica, come sempre. E’ colorata, veloce, capace, un guscio metà morbido e metà rigido, alla ricerca dello spazio e del poco ingombro. Attenta, virtuosa. Dalla mentalità elastica.


Ed ecco la mandarina duck in carne e ossa.
Un'anatra davvero spettacolare, non trovate?

domenica, giugno 13, 2010

the wild geese

Nel post precedente vi ho parlato di una vodka francese Anatra Grigia che però non mi piace molto.
Parlo dell'estetica, non l'ho mai assaggiata.
Questa Anatre selvatiche invece mi convince assai di più.
Ne trovo eccellente il mix di colori e la grafica.
Si tratta di un whisky irlandese single malt che il nome da un leggendario gruppo di nobili e di soldati irlandesi chiamato appunto le oche selvatiche.
Dopo l'Irlanda fu conquistata nel 1692, le oche selvatiche scelsero di seguire il loro re in esilio ".

mercoledì, giugno 09, 2010

La papera nei marchi

Gli animali spesso sono parte integrante, a volte essenziali di marchi famosi, come per esempio il cavallo bianco dell'whisky White Horse, presente nel logo e nel nomeoppure i due cagnolini, uno bianco uno nero, sull'etichetta di un altro celebre distillato
bella quest'immagine pubblicitaria d'epoca, eh?
E le papere?
Ci sono, ci sono!
Sono certa che ve ne stanno già venendo in mente un paio. :-)
Ma visto che abbiamo parlato di distillati, inauguro questa nuova rubrica "la papera nei marchi" con qualcosa di diverso da ciò che avete in mente:
Un'anatra grigia svolazza sull'etichetta e nel nome di questa vodka ... francese.

La vodka Grey Goose è stata elaborata come un prodotto di lusso dal miliardario americano Sidney Frank, che voleva capitalizzare sul prestigio dell'immagine francese. Elaborata per H. Mounier a Cognac, una città tradizionalmente associata ai brandy di gran lusso, utilizza esclusivamente grano d'inverno coltivato nella Beauce, filtrata attraverso i calcari di Champagne e diluita all'acqua di fonte di Gensac-la-Pallue. Commercializzata a partire dal 1997 basandosi sulla rete di distribuzione che Frank ha perfezionato per il liquore tedesco Jägermeister che ha riacquistato nel 1974, la vodka ottiene un successo immediato negli Stati Uniti dove diventa l'esportazione più grande della produzione, soprattutto grazie alla strategia di marketing aggressiva ,che invia giovani donne nei ritrovi notturni e bar.
Grey Goose riguarda nel mercato cresce le sue vendite che raggiungono 1,4 milione di casse all'anno nel 2003, dietro i marchi famosi come Absolut e Smirnoff (rispettivamente 4,5 e 7 milioni nel 2003).
Nel giugno 2004, Sidney Frank vende Grey Goose al gruppo Bacardi per una somma stimata a 2 miliardi di dollari americani, permettendo all'acquirente di colmare una lacuna nel suo portafoglio di alcolici (la vodka Türi, lanciata nel 2002, che non ebbe il successo contato).
Il marchio è così sponsor del primo bar di ghiaccio di Parigi: Le Kube Bar.
La marca è venduta in tre versioni aromatizzate: arancia, limone e pera.
(fonte Wikipedia)

il resto... alla prossima puntata

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