mercoledì, maggio 27, 2015

Mamma papera e otto paperotti si dirigono verso il tevere

Una volta scene del genere si potevano vedere solo nel nord Europa.
Qui siamo a Roma.
Mi piacciono le papere e ovviamente la pubblico, ma sfido chiunque, anche disinteressato alle papere a non sorridire di fronte a questo filmato
Mamma anatra è decisa e frettolosa, nessun anatroccolo vuole rimanere indietro. Tutti ubbidienti, in fila indiana di corsa dietro la mamma!

martedì, febbraio 24, 2015

Oche in garage?!?


Dal Mattino di Napoli del 20 febbraio mi arriva l'ennesima prova che le nostre amiche pennute sono ottimi animali da guardia.
Quello che mi sfugge è il perché vivano in n garage. Spero che sia solo il loro ricovero notturno.


di Domenico Maglione
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CASORIA. Erano convinti che nel mettere a segno il furto tutto sarebbe filato liscio come l'olio. Ma i ladri che ieri notte si sono intrufolati in un garage di un palazzo al civico 43 di via Vittorio Emanuele non potevano sapere che avrebbero trovato una inaspettata quanto sgradita sorpresa, peggio ancora di porte di sicurezza e antifurti.

Ad attendere i malviventi c'erano, infatti, diverse oche e galline che il proprietario del box è solito allevare da qualche tempo. E le più agguerrite avversarie dei delinquenti sono state soprattutto le oche che hanno incominciato a starnazzare a più non posso svegliando i residenti e mettendo di fatto in fuga i ladri i quali, per evitare di essere scoperti, ovviamente hanno dovuto abbandonare i loro propositi.

Probabilmente si tratta degli stessi malviventi, non è escluso – da alcune testimonianze - che possano essere di etnia rom, che la sera precedente in un fabbricato di via Carlo Verre, a qualche decina di metri da quello preso di mira ieri notte, si sono intrufolati in una cantina portando via quattro damigiane di vino.

«Siamo in balia della delinquenza più svariata – affermano alcuni abitanti della zona – da tempo chiediamo inutilmente maggiori controlli a garanzia e a salvaguardia dell'incolumità di centinaia di famiglie. Forse per sentirci sicuri dobbiamo avere tutti un'oca in casa?».


I residenti chiedono anche di controllare i movimenti, spesso ritenuti sospetti, in città e soprattutto nella zona della stazione ferroviaria di zingari che provengono dall'accampamento del Cantariello e altri stranieri senza apparente fissa dimora.

«Non vogliamo colpevolizzare alcuno né passare per razzisti ma una cosa è certa: questa gente che gira per la città senza una meta precisa e si intrufola nei palazzi e nei negozi per chiedere l'elemosina sicuramente non ci tranquillizza per quanto riguarda la sicurezza di ciascuno di noi», dice Anna, casalinga di via Verre.


lunedì, febbraio 23, 2015

La Nerina è sana e salva

Tutto è bene quel che finisce bene
La Nerina si era nascosta in un giardino





Qualcuno ha letto il disperato appello di Mariarosa e ha segnalato la presenza dell’anatra in un giardino poco distante.
Mariarosa si è precipitata nella zona indicata, ma la ricerca non è stata facile. Soltanto dopo un appostamento, ha ritrovato la sua Nerina. «Era agitata, è comprensibile. Però mi ha riconosciuta. Con calma l’ho riportata a casa. Temevo davvero il peggio». Ovvero, che le fosse capitato un incidente o che qualcuno l’avesse presa per cucinarla. Ora Nerina è in giardino accanto alle sue compagne. «Non tutti capiscono che anche un animale da cortile può essere considerato come un cane o un gatto», sospira la donna. Per ringraziare della collaborazione «e soprattutto per non averle fatto del male», la donna ha affisso dei nuovi cartelli in cui dà fine alle ricerche e annuncia la lieta novella.  (dal Corriere on line, testo di Olivia Manola)
ecco il cartello di ringraziamento
Il cartello di ringraziamento

domenica, febbraio 22, 2015

Mariarosa, Nerina e le altre

A Buccinasco, un paese negli immediati dintorni di Milano, vive una energica maestra in pensione dalla chioma fulva: Mariarosa.
Mariarosa è finita sui giornali a causa di Nerina, o meglio a causa della sua scomparsa.
Chi è Nerina? eccola in un ritratto di servizio affisso da Mariarosa in varie copie  per tutto il paese

Il fattaccio è successo nei giorni scorsi, ecco l'articolo del Corriere:


Il cortile di Mariarosa a Buccinasco (foto O. Manola)

 Il cortile di Mariarosa a Buccinasco (foto O. Manola)


shadow
«La prima è stata Bella, un’oca bianchissima che ho amato con tutta me stessa. Era il 1997, l’anno in cui è iniziata la mia avventura con questi splendidi animali. Non mi sono più fermata». Mariarosa, i capelli rossi che sbucano sotto al colbacco e lo sguardo verde puntato dritto sull’interlocutore, accarezza Nino, uno degli ultimi arrivati in quello che lei chiama il suo «piccolo giardino incantato». Nella sua casa di Buccinasco, questa ex maestra di scuola elementare con la passione per la pittura, ha realizzato un rifugio per pennuti e animali in genere. Se Bella è stata la prima, l’elenco è diventato lungo in breve tempo. Dopo la capostipite regalatale dalla Lega per l’abolizione della caccia, sono arrivati Pippo e Poldo, ribattezzato così per via della stazza, la «mamma» anatra Biribiri e Nerone. Poi ancora, la gallina Rossina, l’amato Angelino, l’oca che per una malformazione ha sempre le ali spiegate come quelle di un angelo e l’anatra Nino, salvato dai maltrattamenti di un gruppo di teppisti della zona. Per ogni animale, Mariarosa ha una storia da raccontare. Ed ogni racconto è toccante, pieno di vita. «Ho insegnato per una vita, adesso mi godo i miei amici animali», racconta questa ex ragazza «tra i 60 e i 70 anni», come precisa con civetteria.

Mariarosa
Mariarosa
Nel suo giardino, vive con una ventina di oche, anatre, galline. Senza contare due cani, i pesci che vivono nel laghetto e le decine di specie di volatili selvatici che trovano ospitalità tra gli alberi di questa singolare riserva. È inutile dire che li riconosce tutti, uno per uno, e che ognuno ha un nome. «E ovviamente, un proprio carattere», sottolinea la donna. Ora, però, il piccolo mondo è in subbuglio per la scomparsa di Nerina, una delle anatre più giovani, che da due giorni è sparita. Mariarosa non si dà pace. Ha bussato a tutte le porte di casa dei vicini, ha perlustrato parchi e aree verdi, ma Nerina non si trova. «Sono davvero preoccupata - sospira -. Per questo ho affisso nel quartiere dei cartelli con il disegno della mia Nerina e una sommaria descrizione. Rivolgo un appello a chiunque la veda. Telefonatemi e verrò immediatamente a riprenderla. Nerina è come un membro della famiglia e deve tornare».


Esattamente come un gatto che ha perso la strada di casa o un cane che si è allontanato. Per Mariarosa non c’è alcuna differenza. Senza ironia. Anzi, l’idea che qualcuno possa averla catturata per imbandire la tavola la fa impallidire. «È uno dei motivi per cui va trovata in fretta. Nerina è ancora leggera perché è giovane, quindi sicuramente si è involata e non è più riuscita a rientrare. Chiunque ami le bestiole può capire il dispiacere che sto provando», conclude. Una passione, quella per gli animali, senza limiti che ha fatto storcere il naso a più di una persona.
Le lamentele dei vicini per i versi delle oche o per il timore della presenza di altri animali non graditi, le ha fatto guadagnare qualche visita dei vigili urbani. «Se contestano lo starnazzare forse dimenticano il ruolo delle oche del Campidoglio. Meglio dei cani da guardia», ironizza. E, in ogni caso, Mariarosa non rinuncia al suo piccolo paradiso. Persino gli alberi da frutto, come quelli che in questi giorni sono carichi di kiwi, crescono a disposizione dei piccoli ospiti. A terra, tanti piccoli frutti marroni beccati e svuotati dagli uccelli. «I merli, i passeri e gli storni ne sono ghiottissimi. E i mandarini, invece, sono il cibo preferito delle mie oche. Credo che non ci sia nulle di più bello che nutrirli e farli crescere con amore e dedizione».
Anatre e oche sono anche i soggetti preferiti delle sue tele. Angelino, soprattutto, il cui ritratto ad olio campeggia in cortile. Mariarosa lo guarda e confessa il suo sogno: «Vorrei che quando non ci sarò più il giardino e i suoi piccoli ospiti continuassero a vivere. Non chiedo null’altro».




sabato, febbraio 21, 2015

Una paperina gialla in cucina

Curiosando qua e là mi sono imbattuta in due staordinari occhi chiari e ridenti
Non so se sia più brava come pasticcera o come fotografa, sicuramente i suoi dolci incantano e le sue foto fanno rimpiangere che non si possa allungare la mano per dare un morso a quelle delizie.

Perché ne parlo qui?
Perché è Gialla, gialla come una paperina, perché le paperine attraversano il suo blog, perché una papera gialla col cappello da cuoca è il suo logo, perché ha una paletta con una papera gialla (che le invidio)  perché sprizza entusiasmo e voglia di vivere

http://www.giallatraifornelli.com


Andate a farle visita, vi verrà l'acquolina in bocca



La paperina cola-the ce l'ho anche io!



martedì, febbraio 17, 2015

Le oche del parco Trotter traslocano all'Umanitaria

Milano è una città che non si mostra, che che nasconde le sue bellezze.
Il passante distratto e frettoloso non getta neppure un'occhiata alle facciate dei palazzi che costeggia. Auricolari negli orecchi, occhi incollati allo schermo e dita che compulsano (perlopiù inutili) messaggi, in pochi gettano un'occhiata all'interno degli ampi atrii, oltre i cancelli.
Fatelo, scoprirete un mondo.
Oppure andate su google maps e osservate la città al massimo livello di dettaglio: scoprirete un'insospettato regno di verde, cortili, giardini, piccoli parchi ben protetti all'interno di antichi palazzi, chiostri di monasteri.
E perché lo scrivo qui?
Perché uno di questi chiostri, proprio in centro città accoglierà Nives, Tillde e i loro 5 figli:


Volete saperne di più su questa famiglia sotto sfratto dal Parco Trenno?
Allora leggete l'articolo che Elena Gaiardoni ha scritto per il giorno on line del 10-2-15
ve lo riporto pari pari qui sotto. Mi son piaciute troppo le sue citazioni paperesce per limitarmi a darvene un riassunto.
E tutti vissero felici e contenti. E scriviamolo questo finale da fiaba per Simona Rovigo con Nives, Tilde e i loro cinque figli, la famiglia di oche che da sette anni vive nella fattoria del parco Trotter.

Un finale da attribuire alla forza di Facebook, che ieri ha battuto il suo tam tam di salvataggio per convincere chi di dovere a trovare una casa alle amate pennute di Simona, fino ad arrivare a Maria Helena Polidoro, direttore della Società Umanitaria di via Daverio, uno dei più antichi istituti milanesi che si prende cura di ogni tipo di problema sociale.
Il prato all'interno del chiostro con tanto di laghetto dalla prossima settimana per volontà della Società Umanitaria diventerà la nuova casa delle «cacciate» dal Trotter. Le oche non dovranno andarsene da Milano e, visto il loro allure da fiaba grazie ai dipinti nei libri di racconti, potranno dare al luogo un nuovo fascino, soprattutto in vista di Expo, in occasione della quale Milano s'appresta a diventare una città a misura di natura.
«Simona è molto contenta. Oggi andrà a vedere il chiostro. Milano intera ha fatto un bellissimo gesto nei confronti di questi animali continuando ad ospitarli. Creare un distacco tra Simona e le sue oche sarebbe stata una vera ingiustizia» racconta Fabiana Cerisara, che da tempo aiuta l'amica ad accudire gli animali della fattoria. Fino ieri pareva che il destino della famiglia di pennuti fosse di emigrare fino a Bergamo, costringendo Simona a separarsi da quelle che ormai per lei sono diventate amiche per la pelle e solo al pensiero di questo distacco, ci sia un concesso un bisticcio di parole che serva anche un po' a scongiurare i tristi bisticci tra persone, le faceva venire la pelle d'oca. D'altronde già Konrad Lorenz, che attribuì all'oca l'intelligente fedeltà di un cane, scrisse che l'osservazione di questo animale ispirava nell'uomo la concezione di idee filosofiche.



Molteplici sono le storie del pensiero che vedono l'oca come protagonista. Gli ergizi raccontavano che Ammon Ra, dio di tutti gli dei, prima del tempo sorvolò le acque primordiali in forma d'oca, in questi vesti depose l'uovo primordiale e espresse il primo suono mai prodotto. Sempre in Egitto, quando saliva al trono un nuovo faraone, venivano lanciate in volo delle oche verso i quattro punti cardinali, per favorire la nascita di un nuovo corso e di un nuovo regno.

I romani affidarono alle oche il compito di vegliare in Campidoglio. Per i celti erano il simbolo dell'aldilà ma anche della grande Madre dell'universo Alfredo Cattabiani, studioso di religioni e di simbolismo, affermava che l'oca «è la manifestazione della grande Madre originaria, e fu chiamata anche la Madre dei Veda, creatrice della lingua scritta, dea della parola». Nella tradizione indù era l'animale cavalcato da Brahma. Nei paesi asiatici le oche accompagnano lo sciamano nei viaggi cosmici, quindi la tradizione moderna che le affida una nomea di stupidità è totalmente da dimenticare, soprattutto dopo gli studi di Lorenz.
Simona Rovigo è riuscita a scrivere una bella pagina, una pagina degna d'essere vergata con la penna d'oca nella storia del rapporto di Milano con gli animali.

venerdì, gennaio 09, 2015

La storia di Amelia e Dark Wing

Youtube è piena di filmati di piccoli paperini, batuffoli gialli trattati alla stregua di giocattoli. Tutte le volte che ne guardo uno mi chiedo che fine avranno fatto i paperottoli, immagino che la gente si accorga presto che crescendo sporcano e richiedono cure che non si è disposti a dare a un pelouche.

Così il filmato che racconta la storia di Amelia e Dark Wing mi è sembrato una ventata di aria fresca.
Racconta in modo leggero e affettuoso la vita di questa coppia di anatre.
All'inizio sono due batuffolini graziosi , poi....
Da vedere la parte del primo compleanno e la nuotata libera nel lago.
Non perdetevelo, dura 6 minuti e tutti valgono la pena del tempo che gli dedicherete!


mercoledì, dicembre 17, 2014

Il cacciatore di anatre

Il titolo non mi aveva attirato, pensavo a qualcosa ambientato negli USA, con cacciatori impallinati (scusate il gioco di parole, ma mi piaceva troppo) nello sparare a tutto ciò che vola.

Ma poi ho iniziato a a leggere la trama e ne sono stata conquistata
Leggetela anche voi e ditemi se non faccio bene a mettermi alla caccia (:-)) di questo film.
Un film che non ti aspetti da un giovane esordiente italiano, Egidio Veronesi, già attivo nel campo del documentario. Una fiction intensa e struggente che riporta in auge un genere dimenticato come il melodramma storico. Un film girato nel 2011, vincitore di un numero indescrivibile di premi (23 primi posti e 113 nomination) nei più svariati festival di tutto il mondo. In uscita il 4 dicembre 2014, grazie a un coraggioso distributore indipendente: Witherose Pictures di Lorenzo Lombardi, già regista del discreto horror In the market.
Il cacciatore di anatre è narrato con la tecnica del flashback dal solo protagonista che riesce a invecchiare, il mezzadro Mario che soffre le angustie della Seconda Guerra Mondiale (combatte e fa ritorno a casa) e la perdita della moglie, ma corona il sogno di vedere la figlia pianista di successo. Romanzo di formazione, storia di un’amicizia intensa tra quattro persone molto legate tra loro. Loris corre dietro a ogni sottana e viene ucciso da un fascista tradito dalla compagna; Gino è un cacciatore che ama mangiare anatre, vendicherà l’amico morto e sarà fucilato come disertore; Oreste, innamorato della sua moto, morirà in un banale incidente stradale. Una serie di storie e di esistenze concatenate, ambientate tra Mirandola e Finale Emilia, girate con padronanza tecnica e puro stile cinematografico, tra piani sequenza, primi piani, panoramiche e carrelli. Lontano mille miglia dal television movie, vero cinema, che racconta le condizioni di vita dei contadini emiliani durante la Seconda Guerra Mondiale. Il fascismo resta sullo sfondo delle vicende personali, la guerra viene citata con filmati d’epoca in bianco e nero, la scenografia è curata nei minimi particolari, i costumi sono perfetti.
Una voce fuori campo (Mario invecchiato), poetica e mai invadente, conduce per mano lo spettatore tra le pieghe della storia, fotografata con toni ocra e verde scuro, accompagnata da una suggestiva colonna sonora al pianoforte. Colore d’epoca rispettato, tra balli sull’aia, sagre di paese, tempo passato in osteria e corse su strade sterrate a bordo di vecchie moto. Notevoli dissolvenze, spaccati di realtà tra campagna e pianure, parti oniriche, cartoline del tempo perduto, suggestive e coinvolgenti. Ricordiamo alcuni giochi di dissolvenze incrociate che presentano Gino alle prese con la riparazione della moto. La mietitura, i fascisti prepotenti, le mancanze del quotidiano, i poveri costretti a rubare e – nonostante tutto – sempre innamorati dei loro sogni.
Un film teatrale, ben recitato dagli interpreti, che il regista guida con mano ferma, così come usa a dovere la macchina da presa nei suggestivi esterni. Lo stile ricorda Olmi (L’albero degli zoccoli), ma anche il Pupi Avati delle piccole storie di provincia, oltre al fatto che certi casolari emiliani suggeriscono l’ambientazione de La casa dalle finestre che ridono. Molta poesia nel descrivere la fine dell’innocenza e lo sfiorire dei sogni, anche se Mario nelle ultime sequenze afferma: “Ho vissuto come ho potuto e come ho dovuto, ma ne è valsa la pena, perché il mio sogno si è avverato”. Calzante la citazione finale, da John Updyke: “A volte i sogni si avverano. Per questo la natura ci incita a sognare”. Un film che uscirà in qualche sala, ci dicono. Un film che vorremmo vedere nei migliori cinema, il fine settimana e durante le festività natalizie, al posto di tanto inutile cinema italiano contemporaneo e di troppe stupide commedie americane. Sappiamo che non accadrà, ma in ogni caso noi siamo qui per dirlo.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . Regia: Egidio Veronesi. Soggetto: Loris Barbi. Sceneggiatura. Egidio Veronesi. Fotografia: Alessio Valori. Montaggio: Paolo Marzoni, Diego Berrè. Scenografia: Silvio Mazzoli, Gianni Santi. Costumi: Marino Bucci. Suono: Marco Parollo, Diego Schiavo. Musiche: Beppe D’Onghia. Distribuzione e Ufficio Stampa: Witherose Pictures. Titolo originale: Il cacciatore di anatre. Titolo inglese: The duck hunter. Genere: Drammatico, Bellico. Durata: 90’. Italia, 2011. Ambientazione: Emilia Romagna. Produzione: Novantaseidodici, Cinemaline. Produttori associati: Maxman, Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola. Produttori Esecutivi: Maurizio Panini, Egidio Veronesi. Interpreti: Federico Mazzoli, Francesca Botti, Augusto Gatti, Giorgio Paltrinieri, Paolo Lodi, Anna Ascari, Simone Tonini, Libero Bortolazzi, Paola Bianchi.

martedì, dicembre 16, 2014

Save the Duck

Save the Duck, letteralmente "salvate l'anatra"
Save the Duck non è altro che un marchio di abbigliamento per bambini che usa per le imbottiture un'ovatta in cotone che imita la morbidezza e il calore della piuma. Marchio prontamente acquisito da una scaltra imprenditrice veneta.
Trovo irritante che la gente si indigni tanto solo adesso, solo dopo che una trasmissione televisiva in prima serata ne ha parlato.
Ma da dove credevano che venissero le piume, le piumette e il pregiato piumino che imbottiscono giacche a vento, gilet e calde e soffici trapunte? Forse credevano nella loro beata ingenuità che crescessero sulle piante? Oppure pensavano -sempre nel loro incredibile candore- che le oche si tosassero così come si fa con le pecore?
Bah!
Forse fingere di ignorare è comodo, quando si prova piacere ad farsi avvolgere in un soffice e confortevole piumino!
Ma trovo ancora più irritante quei giornalisti che raccontano con malcelata (volutamente malcelata) ammirazione di quella imprenditrice che lesta cavalca l'onda (per questo semmai sarebbe ammirevole). La ammirano perché sbandiera di non usa penne, piume e piumette.
Cortesemente signori giornalisti aprite gli occhi: è da oltre 30 anni che esistono imbottiture altrettanto calde e confortevoli delle piume d'oca che però non provengono dal mondo animale. Solo che non si chiamano Save the Duck, e quindi non catturano l'ingenua mente dei giornalisti di oggi.
Good save the duck!
... e salvi pure noi da certa informazione!

lunedì, dicembre 15, 2014

Richard, Antonietta e Sam

Le papere sono carine, sono io la prima a dirlo, non per nulla tanti anni fa ho iniziato a collezionarle.
Ma mentre la maggior parte delle persone si limita ad apprezzarne l'iconografia, qualcun altro se le tiene in casa alla stregua di animali da compagnia.
Già in passato vi ho raccontato di amanti delle papere in carne e piume.
Oggi mi sono imbattuta in un altro amante delle pennute:un insegnante di balli caraibici, Mauro ‘Merengue’ Imperatore.
Mauro ha un maschio e una femmina di nome rispettivamente Richard e Antonietta.
Lo scorso ottobre L'uovo covato da Antonietta si è schiuso e ne è venuto fuori Sam.
Evidentemente da Mauro lo spazio iniziava a mancare, così, quando è stato il momento, a Sam è stata trovata una nuova casa. Ovviamente sempre nel felice ruolo di oca da compagnia. Nessun pericolo di finire in pentola.
Da Avezzano, sua terra natale, Sam si sposta così fino a Civitella Roveto (L’Aquila).
Ma l'altro ieri Sam è tornatoa far visita ai genitori per gli auguri di Natale.
Nella foto li vedete tutti e tre, addobbati per l'occasione con piccoli collarini a tema natalizio.
Chissà se si sono ricosciuti!
la foto di Richard, Antonietta e Sam è stata scattata da Antonio Oddi.

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