venerdì, giugno 27, 2014

E le mie che fine faranno?

Ho appena scritto il post precedente, e inevitabilmente mi fermo a pensare.

Penso con distacco a chi dovrà prendere in mano alla mia morte tutte le mie papere. Centinaia di papere.
Metteranno anche loro un annuncio? le regaleranno per la disperazione di non sapere dove metterle?
Le porteranno in discarica?
Terranno qualcosa? Cosa?

Rispetto ad Angela Rosa loro avranno meno problemi: tutte le mie papere sono state accuratamente fotografate, e la maggior parte (quelle più vecchie) è già in rete su www.mondopapera.net.
E' più facile così mettere un annuncio.

Ma le cose hanno un valore solo per l'amore che qualcuno può portare loro. E che loro possono trasmettere, come un tramite.
Ovviamente non parlo di intriseco valore venale, quello mi interessa poco, parlo del valore generato dalla gioia, dal sorriso che sono in grado di strappare.



Ognuna di queste papere mi ricorda la persona che me l'ha regalata (quella qui sotto mia mamma)
o l'occasione in cui l'ho presa (quella sopra in Belgio, tornando per tre volte davanti al negozio che l'aveva in vetrina e che era sempre chiuso), o il paese di provenienza (quella ancora sopra viene dal Canada)

Alcune di loro mi fanno commuovere per il  grande amore con cui mi erano state regalate (quella nel guscio di noce all'inizio del post e quella qui sotto di rodocrosite) e perché chi me le ha regalate non c'è più.



So che la maggior parte dei lettori di questo blog non arriverà neppure a leggere la fine di questo post, un post che non è leggero e carino come quelli che scrivevo.
Ma quando la vita ti passa sopra con lo schiacciasassi non si riesce più a scrivere post leggeri e carini.






Un post anomalo che chiudo con questo papero che sorridendo, quasi timido mi porge una rosa rossa


Per me ha un enorme valore.

Papere in cerca di una nuova casa

Mi scrive Angela Rosa da Roma che sua suocera aveva questa piccola collezione di papere.




Adesso le papere son rimaste orfane e Angela Rosa sta cercando per loro una nuova collocazione.
Se qualcuno fosse interessato ad acquistare l'intera collezione, o anche singoli pezzi può scrivere direttamente a deluca.rosi@hotmail.it
Le papere sono a Roma, ma possono essere imballate e spedite.




 

venerdì, aprile 04, 2014

Non avevo più voglia di scrivere qui. Chi è stato un mio fedele lettore sa bene il perché. Ma oggi mi sono imbattuta di nuovo nella storia di Ottorino, l'ultima che avevo raccontato (le successive le avevo programmate in precedenza), e ho sentito il bisogno di riprenderla. Il post su Ottorino l'avevo scritto il 25 febbraio, solo 72 ore prima che la mia vita cambiasse per sempre. Ottorino aggredito dalla volpe, privato del becco, destinato a morire di fame e di sete. Riportato alla vita da una insperabile protesi di rame che ha accettato. Un'oca che accetta la sua menomazione, che del suo essere diversa da tutte le altre non si fa un cruccio, anzi! Ecco la storia di Ottorino due anni dopo il mio primo post, Ottorino che adesso si chiama Becco-di-rame e che rischia di essere la mascotte delle prossime paralimpiadi. Non sai mai cosa ti riserva la vita.

Non comincia col classico «C'era una volta», ma con «Cari piccoli miei vi racconto la mia incredibile storia...». Il tempo è presente. E la storia è vera. Protagonisti: un'oca e il veterinario che le ha ricostruito il becco (spezzato) con una protesi di metallo. Cinque ore di intervento per un'operazione unica. Ora «Becco di Rame» non è solo il nuovo nome dell'oca, ma è anche un libro per bambini che racconta dell'oca orgogliosa del suo nuovo becco, diventata papà e pure leader del pollaio. Parla di disabilità e di riabilitazione, di ospedale e di operazioni. Una storia che non finisce col più classico dei classici «... e vissero tutti felici e contenti» ma con «vedete piccoli miei, questo racconto dimostra come possa essere straordinaria ed emozionante la vita». Quella vera che, a volte, ci mette davanti a prove difficili ma, come dimostra Becco di Rame, possono renderci ancora più forti e anche migliori di prima. Dall'inizio. Quando è nato Becco di rame si chiamava «Ottorino». È un'oca Tolosa (maschio) che vive nella fattoria di Alfredo e Gisella, sulle colline toscane. È una di quelle oche solitamente destinate a finire su qualche tavola imbandita. Ma non Ottorino, che per i suoi padroni diventa un animale di compagnia. Come un cane o un gatto. Vive nel pollaio. Starnazza. Cresce, fino a diventare un animalone che a un anno pesa 8 chili e se la spassa con le altre anatre della fattoria. Ma una notte di febbraio l'incidente: una volpe piomba nel pollaio. Ottorino, oca coraggiosa, difende i suoi amici. Nessuno sarà sbranato dalla volpe, ma lui nella battaglia ci rimette il becco. Senza il suo becco l'oca non riesce più a mangiare. Neppure se Alfredo e Gisella provano a imboccarla. Decidono di portarla dal veterinario del paese vicino. Si chiama Alberto Briganti. Di lui raccontano storie che hanno dello straordinario. Nella sua Clinica di Figline Valdarno, ha salvato sei lupi dell'Appennino, un gatto che si era addormentato nella lavatrice ed aveva fatto un lavaggio a 90 gradi. Ha cavato un dente a un elefante del circo, aiutato un bisonte a partorire... Ha 58 anni, è uno di quelli che lavorano con passione. Dopo 10 anni passati in una multinazionale tedesca, ha comprato a costo di grossi sacrifici e cinque mutui, un vecchio convento di 1700 metri quadri a Figline Valdarno. È qui che lavora ormai da venti anni. Ed è qui che arriva Ottorino col suo becco sbeccato. Briganti, col suo camice con le impronte colorate degli animali, ci pensa e ci ripensa. «Il tipo di lesione non permetteva nessun tipo di cure e neppure interventi chirurgici. L'unica strada era una protesi ma non ne esistevano ...» Poi l'idea. Recupera una lastra di rame, la modella. Fa l'impronta al becco di Ottorino. «Non ero sicuro della riuscita, non potevo sapevo se avrebbe tollerato la protesi, ho voluto provare», racconta Briganti. L'oca viene addormentata, il medico monta il becco di rame, arriccia i bordi, calcola esattamente i fori in corrispondenza di quelli che servono per respirare. Lo fissa con dei cerchiaggi chirurgici. E attende il risveglio. E qui la favola, diventa una vera fiaba. Becco di Rame si sveglia e appena apre gli occhi con la sua nuova protesi cerca di bucare la scatola in cui era stata adagiata. «Ha mostrato subito di avere acccettato il suo nuovo becco artificiale», racconta il medico. La sera stessa ha ricominciato a mangiare, senza dimostrare alcun fastidio. Dopo quattro mesi Gisella e Arturo raccontano che l'oca rincorre a becco aperto le auto che passano e l'impressione che sia diventato addirittura più forte e più sicuro di sé. A tal punto che strizza l'occhio ad un'altra oca e ben presto diventa papà di tanti piccoli anatroccoli che non si stanchano mai di ascoltare la sua storia. Fine. Il medico Briganti ora gira scuole e ospedali di tutta Italia per raccontare la storia ai bambini. Ha dato vita anche una Fondazione per aiutare tutto il mondo sportivo dei giovani atleti appartenenti al mondo dei protesici-disabili. E non nascondere il desiderio che l'oca col suo nome tradotto in Copperbeak diventi la mascotte delle Paralimpiadi del 2016 a Rio.
fonte ilgiornale.it

sabato, marzo 30, 2013

Buona Pasqua

E' di cioccolata. Non credo che la mangerò mai, è troppo bella, ed è anche molto grossa.

Buona Pasqua a chi ha ancora voglia di passare da qua, a chi ha la costanza, la speranza e la pazienza di aspettarmi.
Io non le ho,  ho solo nostalgia della vita che avevo.
Buona Pasqua, l'augurio migliore che posso farvi è che possiate viverla con chi amate.

sabato, dicembre 22, 2012

Natale 2012

Dedicato a  tutti quelli che ogni tanto passano a cercarmi, sperando di ritrovare NonnaPapera.
Grazie per il vostro affetto, vi auguro un buon Natale, soprattutto vi auguro di trascorrerlo in compagnia di quelli che amate, di quelli che vi vogliono bene.

mercoledì, luglio 04, 2012

Corsa delle papere nel Gusa

Dato che il ricavato andrà in beneficenza, esco un attimo dalla mia apnea solo per riportare questa segnalazione che è arrivata come commento a un mio post dell'anno passato:

Sto organizzando una regata di paperelle il giorno 27 ottobre 2012 a Garda nel fiume Gusa, naturalmente il ricavato andrà in beneficienza, partecipate!!!

Marzio Dal Cin
Lions Club San Vigilio Garda Orientale
Grazie a tutti per i messaggi che mi avete mandato. Come ho scritto nel post precedente non ho più l'animo leggero che questo luogo richiede. Nulla è più come prima.

giovedì, marzo 29, 2012

La vita spezzata

Esattamente da un mese la mia vita si è interrotta, spezzata. Manca una parte di me.
A soli 48 anni il compagno della mia vita è morto.

Il blog non sarà più alimentato. Sono terminati i post automatici che avevo programmato ben prima di un mese fa.

Non so se e quando avrò di nuovo voglia di scrivere qui.

Questo luogo richiede un animo leggero che io adesso non ho più.

Forse un giorno riprenderò per lui. A lui piaceva tanto il mio blog, piacevano tanto le mie papere.

Cinzia

mercoledì, marzo 28, 2012

OCHE - IL SANGUE SCORRE NELLE VENE


Ancora un altro libre dove oche, anatre o papere fanno parte della storia e talvolta ne divengono metafora

OCHE - IL SANGUE SCORRE NELLE VENE
Henry è un ragazzino di etnia Yoruba. È un ex bambino-soldato. Vive con la famiglia adottiva a Torino, città in cui continua a sentirsi e rimarrà sempre straniero. Ed estranei alla propria esistenza sono anche Davide e Nadia, che Henry incontra casualmente tra neonazisti "collinari" di periferia e un branco di oche di fiume.
Tre solitudini post adolescenziali diventano una zoppicante, incerta amicizia sullo sfondo di una città inaridita, ipocrita, senza memoria né umanità. Una città simbolo della società in cui, a chi è solo, rimane come unico rimedio la possibilità di "annegare". Il fiume taglia la città, la attraversa come una vena che raccoglie controsensi, povertà, sogni, rabbia e sporcizia e, per chi ha il coraggio di seguirne il corso, porta fino al mare. Forse a uno spiraglio di speranza.

Oche: il sangue scorre nelle vene è la quinta configurazione dell'oracolo dell'Erindinlogùn, metodo di divinazione con cui, in una vasta area dell'Africa e del Sud America, il popolo Yoruba legge il futuro lanciando conchiglie di ciprea.

Autrice di fumetti per riviste come Mondo naif, Animals e Black, illustratrice per le maggiori case editrici italiane, Lorena Canottiere ha realizzato con Oche un graphic novel toccante e tagliente. Un intenso romanzo di formazione, un racconto sullo spaesamento dei migranti, una storia che parla di noi e delle nuove generazioni italiane.


Autore: Lorena Canottiere
Editore: COCONINO PRESS
Collana: OCHE - IL SANGUE SCORRE NELLE VENE
Prezzo: € 15,00
ISBN: 9788876181955
si può comprare qui

sabato, marzo 24, 2012

Carichi dispersi interessanti

io non avrei cambiato strada, anzi...

martedì, marzo 20, 2012

Nove paperine a bagno

mi fanno venire in mente le automobiline dell'autoscontro, o , per rimanere in tema di Luna Park, la vasca con i cigni galleggenti da pescare con il laccio.


Questa foto mi è arrivata per e-mail senza nessun dettaglio.
L'indizio dei due rubinetti al posto del miscelatore, su un lavandino nuovo mi fa supporre che sia stata scattata nel Regno Unito.

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